Settore benessere in crisi

Parrucchieri e estetisti: “Nel Lecchese circa 700 imprese rischiano di non riaprire”

Lettera ai parlamentari lecchesi

Parrucchieri e estetisti: “Nel Lecchese circa 700 imprese rischiano di non riaprire”
Lecco e dintorni, 28 Aprile 2020 ore 14:52

Prosegue l’azione di pressing da parte di Confartigianato sul Governo affinché la categoria Benessere possa riprendere l’attività prima della data annunciata del 1° giugno 2020. La Confederazione era già intervenuta sul Governo lo scorso 21 aprile evidenziando i rischi che sarebbero derivati dal protrarsi del periodo di chiusura delle imprese di settore. “A questo punto, si ritiene necessaria un’azione coordinata a livello nazionale di sensibilizzazione dei parlamentari affinché sollecitino il Governo a riprendere in esame il problema e anticipare la data di riapertura” fanno sapere da Confartigianato Imprese Lecco.

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Parrucchieri e estetisti: “Nel Lecchese circa 700 imprese rischiano di non riaprire”

Stiamo parlando di un settore che nel Lecchese  vede la presenza di circa 700 le imprese artigiane del settore, per un totale di 1.600 addetti. Imprese  “che a causa di questa scelta del Governo, rischiano di non poter proseguire la propria attività”.

La Lettera ai parlamentari lecchesi

Siamo rimasti sinceramente stupiti dalle dichiarazioni rese domenica 26 aprile u.s. dal Presidente del Consiglio quando abbiamo appreso che la data indicata per la riapertura delle attività di acconciatura ed estetica, sarà quella del 1° giugno. Siamo rimasti stupiti perché evidentemente quanto da noi segnalato nei giorni scorsi al Governo – quando ci siamo messi a disposizione per individuare modalità per poter consentire lo svolgimento delle attività nella assoluta sicurezza – non è stato preso con il dovuto peso e l’adeguata considerazione: forse non è stato ritenuto importante apprendere che il lockdown abbia consentito a centinaia di operatori abusivi e irregolari di girare di casa in casa, aggravando una piaga già preoccupante. Non è importante, evidentemente, che chi opera abusivamente mette a repentaglio la sicurezza dei cittadini o svolge la propria attività in spregio ad ogni regola e nella perfetta oscurità fiscale. Per gli operatori regolari che Confartigianato rappresenta – parliamo di oltre 130.000 imprese che impegnano 263.000 addetti – è stato difficile affrontare il sacrificio di chiudere tra i primi ma responsabilmente abbiamo accolto le disposizioni del DPCM dell’11 marzo 2020. È difficile ora accogliere con tranquillità questo ulteriore slittamento della riapertura che interviene a fiaccare ulteriormente il settore. Con senso di responsabilità abbiamo elaborato e presentato tempestive e dettagliate proposte al Ministro dello Sviluppo Economico su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni delle Autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale, pulizia, igienizzazione. Proposte che penalizzano fortemente le possibilità di ricavo delle imprese, ma tuttavia indispensabili. Purtroppo non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Ora non accettiamo che le attenzioni del Governo siano rivolte ad altri settori e si limitino ad una incomprensibile dilazione per la ripresa nostre attività, con tutto il rispetto per i musei che non scappano, che non possono essere fruiti dagli stranieri e che non rischiano il fallimento. Del resto, al 1° giugno cosa potrebbe essere fatto di più rispetto ad oggi in termini di sicurezza? Si può far stare fermi, con costi continui e ricavi azzerati per gli interi mesi di marzo, aprile, maggio? Non ci rimane null’altro, quindi, che far ascoltare lo sconforto e la rabbia di chi, già provato, si vede ora esasperato, con il rischio che la rabbia diventi reazione disordinata e non arginabile altrimenti se non attraverso l’impegno serio del mondo politico rispetto allasituazione. Le chiediamo, pertanto, di voler sostenere le legittime istanze del settore con tutti gli strumenti a Sua disposizione, affinché il Governo possa riprenderle rapidamente in
esame e conseguentemente disporre di uno sblocco a breve scadenza delle attività.
Un cordiale saluto.

Il presidente Daniele Riva

Il presidente dei servizi alla persona Giuseppe Lacorte

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