Menu
Cerca

Padre Cupini ricorda Maria Calvetti

Due testi scritti da Maria Calvetti durante i laboratori realizzati insieme a Padre Cupini.

Padre Cupini ricorda Maria Calvetti
Lecco e dintorni, 16 Luglio 2018 ore 09:28

Padre Cupini ricorda Maria Calvetti, la volontaria scomparsa sabato, 14 luglio, a causa di un malore improvviso e fatale. I funerali saranno celebrati martedì 17 luglio alle 14.30 alla Chiesa di Castello.

Padre Cupini, la notizia sconvolgente

“Un messaggio di Paolo Dell’Oro alle 15.20 del 14 luglio mi dice: “Poco fa è morta d’infarto Maria Calvetti”. Un tuffo tremendo. Ho salutato la sua salma questa mattina all’obitorio dell’ospedale di Lecco. Il volto intenso e volitivo”, ha raccontato Padre Cupini.

I ricordi di Padre Cupini

Padre Cupini è andato a ritroso nel tempo: “Da ieri ad oggi sono riandato agli anni di conoscenza con lei, non ancora sposata con Franco. Veniva a trovarci alla casa di via Gaggio 52 a Malgrate. Ricordo che ci regalò il primo servizio di piatti per dodici. Allora mi parlava del suo sogno-volontà: quello di essere una donna per una famiglia grande, non di figli generati da lei ma cresciuti insieme a Franco. Franco l’aspettava paziente in macchina”.

I due testi scritti da Maria Calvetti

Sono diversi i testi che Maria Calvetti ha scritto duranti i laboratori realizzati insieme a Padre Cupini. Quest’ultimo ha scelto di condividerne due: “Abbiamo lavorato insieme per qualche anno nell’accompagnamento di Alfa. In quel periodo avevamo realizzato tre laboratori: sull’abitare, sull’invisibilità, sull’essere madri e padri.  Sono andato a rileggermi alcuni testi. Ne trascrivo due di Maria: il primo sul ricordo del padre/madre e il secondo sull’invisibilità. Ci rivelano un quotidiano e le radici che hanno sostenuto il suo cammino”.

“Mio padre e mia madre”

Non è stato facile ricordare il valore della maternità e della paternità che ho vissuto come figlia, perché sono emerse tante emozioni: nostalgia, rimpianto, consapevolezza dello scorrere del tempo e di come ognuno è pellegrino su questa terra.

Tre episodi mi sono affiorati nella mente spontaneamente ed allora mi soffermo su quelli.

Quando ero bambina vivevo in una casa a due piani (un piano noi, nell’altro mia zia) circondata da un bel giardino con un lungo viale con a lato piante di rose. Il cancello era sempre spalancato durante il giorno e solo accostato la notte. Spesso, ricordo, un uomo sempre ubriaco entrava nel giardino, coglieva le rose e cominciava a cantare una serenata alla mia mamma, fin quando lei si affacciava al balcone e lui le offriva le NOSTRE rose! Il fatto che mi è rimasto impresso è che mio padre ( uomo già allora molto impegnato) quando il ‘cantante’ è morto, è andato al suo funerale (ci saranno state forse 2 o 3 persone). Mio padre mi ha insegnato a guardare ogni persona con rispetto, ad andare al di là delle apparenze.

Il secondo ricordo: Mia madre era una pianista, figlia di un pianista conosciuto, ma solo dopo la sua morte, guardando alcune vecchie carte, ho scoperto che ha rinunciato alla carriera per noi quattro figlie. Ricordo che a volte, quando era bambina, suonava il pianoforte per se stessa ed io ne ero infastidita, quasi gelosa. Mia madre era una presenza, quando tornavi lei c’era.

Il terzo ricordo è visivo: sotto il cuscino di papà e mamma c’era la corona del rosario, lo recitavano insieme prima di dormire. Ancora oggi mio papà, 95 anni, sotto il cuscino ha il rosario.

“Invisibilità”

La parola INVISIBILITA’ provoca in me molti pensieri, molte sfaccettature, molte interpretazioni: dare visibilità all’altro diventando a poco a poco io invisibile-non accorgersi dell’invisibilità dell’altro-voler essere invisibile per paura di non essere capito…..

Mi soffermo invece su due frasi del libro IL PICCOLO PRINCIPE:

“Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Quante volte viviamo la fatica nel cogliere, nell’accostare l’invisibilità dell’altro. Occorre sempre entrare in punta di piedi, avere uno sguardo che supera l’apparenza, l’umiltà di ascoltare, attendere, essere capaci di cogliere anche i segnali più sottili, superare l’istintività. Molte volte viviamo l’amarezza di non essere accolti nella nostra invisibilità anche dalle persone più vicine, perché è più facile guardare l’altro solo con gli occhi, o l’immagine che ti sei fatto dell’altro, o la tua proiezione sull’altro.

“Ciò che abbellisce il deserto è che nasconde  un pozzo in qualche luogo….che si tratti di una casa, delle stelle, del deserto, quello che fa la loro bellezza è invisibile”.

Mi sono chiesta allora qual è la bellezza della mia casa, della mia casa di  quando era bambina, della mia casa di adesso…e ho ripercorso il  nostro lavoro sull’abitare. Mi sono chiesta poi qual è l’invisibilità che rende vera, bella, anche nella fatica, nel dolore, piena di stupore e di attesa la vita di ogni giorno. Ho pensato che ogni uomo ha il volto rivolto al Mistero, perché solo lì c’è il senso ultimo, il valore, la radice di tutte le cose.

Il mio pensiero è arrivato al CREDO di don Michele Do: “Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio e dell’uomo, immagine VISIBILE e trasparente dell’INVISIBILE volto di Dio immagine alta e pura del volto dell’uomo, così come lo ha sognato il cuore di Dio”.

 

Condividi
Top news
Glocal news
Video più visti
Foto più viste
Idee & Consigli