Processo al via per l’omicidio di Sogno

Questa mattina in Corte d'assise a Como si è aperto il processo a Roberto Guzzetti

Processo al via per l’omicidio di Sogno
26 Ottobre 2017 ore 15:12

Questa mattina in corte d’assise a Como si è aperto il processo a Roberto Guzzetti

L’imputato presente al processo

Si è aperto questa mattina in Corte d’assise a Como il processo nei confronti di Roberto Guzzetti, 60 anni, residente a Lecco,  unico imputato per l’efferato omicidio di Maria Adeodata Losa, 87 anni. La pensionata era stata trovata morta, a giugno dello scorso anno, nella sua casa di Sogno, frazione di Torre dè Busi, dalla nipote Cristina Bonacina.

L’udienza di oggi

Il processo si è aperto con la richiesta di costituzione di parte civile avanzata proprio dalla nipote  della vittima, assistita dal legale Vincenzo Coppola del foro di Bergamo. L’istanza  era già stata presentata  a Lecco, ma il Gup Massimo Mercaldo aveva deciso di non accoglierla. Come avvenuto a Lecco anche questa mattina i legali di Guzzetti, le sorelle Patrizia e Marilena Guglielmana,  si sono opposte, tuttavia il collegio comasco ha deciso di accogliere comunque  la richiesta.   Oltre a  Bonacina sarà parte civile nel  processo ila sorella della vittima, Leonilda Losa, difesa dall’avvocato Igor Di Maria che si trovava in casa (immobilizzata a letto) il giorno del delitto. Inoltre durante il processo sono state presentate  le liste testi e gli avvocati della difesa hanno richiesto l’esame dello’imputato.  Si torna in aula il 16 novembre. Già calendarizzata anche una seconda udienza per il 7 dicembre, durante la quale probabilmente potrà già essere sentito l’imputato.

Le indagini

A inchiodare Guzzetti erano state le impronte digitali insanguinate lasciate sulla tovaglia di plastica nella cucina di Maria Adeodata Losa uccisa l’11 giugno dello scorso anno. Tuttavia lui ha sempre respinto ogni addebito.  Le avvocatesse Marilena e Patrizia Guglielmana, difensori dell’imputato, hanno sempre sostenuto  che «non ci sono elementi che possano sostenere che il nostro assistito sia l’assassino di Maria Adeodata Losa. Pertanto abbiamo deciso che solo dal dibattimento in Corte d’Assise possa emergere la verità su quanto successo davvero a Sogno. Del resto non c’è movente, né è mai stata ritrovata l’arma del delitto».

 

 

 

 

 

 

 

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