Oli de la Madona la storia del nuovo olio di Montevecchia

L'intervista integrale a Mario Ghezzi, titolare de Le Terrazze.

Oli de la Madona la storia del nuovo olio di Montevecchia
Meratese, 20 Maggio 2018 ore 09:10

A Montevecchia nasce un olio… della Madonna. Si chiamerà proprio Oli de la Madona infatti il frutto della fatica di Mario Ghezzi, titolare dell’azienda agricola Terrazze di Montevecchia, che ha scelto questo nome per molteplici motivi. Innanzitutto nascerà dalle olive che crescono all’ombra del santuario. Perché sarà buono. Ma anche perché dietro le quinte c’è stato davvero un durissimo lavoro.

Oli de la Madona

«Potete dire addio allo slogan “Rovi erano e rovi rimarranno”, la situazione sta cambiando e ho in serbo grandi novità». Parla così, con tanto entusiasmo e con l’instancabile voglia di fare che lo caratterizza, Mario Ghezzi, titolare dell’azienda agricola Terrazze di Montevecchia. L’imprenditore si riferisce ad alcuni terreni di sua proprietà che, grazie allo sprone e al sostegno dell’Amministrazione guidata da Franco Carminati, nel novembre del 2016 aveva iniziato a ripulire, con lo scopo di riportare alla luce lo splendore della collina e poter iniziare a coltivare su quegli appezzamenti.

Un lavoro incredibile

Un lavoro incredibile quello portato avanti dalle Terrazze, che in una manciata di mesi erano riuscite a far letteralmente «rifiorire» i campi al di sotto del Santuario; così incredibile che il sindaco l’aveva addirittura definito, proprio in un’intervista rilasciata al nostro giornale, un «miracolo». Il sogno, sebbene partito sotto i migliori auspici, aveva però subito un brusco arresto già nell’aprile del 2017. Il lavoro lungo, costoso e soprattutto faticoso portato a termine da Ghezzi, sembrava infatti essere giunto a un punto di non ritorno. L’appezzamento di sua proprietà, circa un ettaro e mezzo di terreno, si trova infatti tra il sentiero Oliva e via Belvedere, privo di un accesso diretto. L’unico ingresso possibile, di proprietà di un privato cittadino, risultava delimitato da una sbarra che bloccava il passaggio, impedendo così a Ghezzi di entrare nel terreno con i mezzi di lavoro.

Trattative lunghe mesi

Lunghe trattative, che si sono protratte nei mesi con la mediazione del sindaco e dell’ente Parco, rappresentato da Eugenio Mascheroni, che però sembravano non aver portato a nulla.
E invece, nei giorni scorsi, una sorpresa inaspettata, che ha riportato il sole sull’appezzamento di Mario Ghezzi. «Nel corso dell’ultimo mese la situazione è cambiata ed è stato superato lo stallo in cui ci trovavamo. Ho provvisoriamente ottenuto dal proprietario dell’accesso l’autorizzazione di passaggio, così da poter entrare con i mezzi che mi servono per lavorare il terreno» ha raccontato Ghezzi sollevato quando lo abbiamo contattato telefonicamente.

Parte la piantumazione

«Già dai prossimi giorni dovrei procedere con la piantumazione delle viti, ma ho anche altre idee per questo campo» ci ha spiegato il titolare delle Terrazze di Montevecchia. Il suo appezzamento vedrà infatti anche un ampio spazio per la coltivazione degli ulivi. «Nella fascia alta del terreno coltiverò le viti, mentre in quella bassa ho intenzione di piantare un centinaio di ulivi. Nascerà così la “Cumbricula de l’oli”, che produrrà un “oli de la Madona”. Ho deciso di chiamarlo così sia in onore del Santuario che si trova sopra il mio campo, sia perché in dialetto, quando si parla di un intervento faticoso, lungo e difficile, lo si definisce un “lavurà de la Madona” e mi sembrava adeguato» scherza Ghezzi, con l’ironia che, insieme alla laboriosità e alla dedizione al lavoro, lo contraddistingue.

Un’operazione… a perdere

«Il mio investimento non è fatto per avere un ritorno economico. So che questa è un’operazione a perdere, ma ho deciso di darmi da fare per seguire la mia passione e perché voglio contribuire al mantenimento del territorio e del paesaggio agricolo» ha concluso Ghezzi. Ancora un po’ di pazienza, quindi, e presto l’«Oli de la Madona», frutto della fatica dell’azienda Terrazze di Montevecchia e del terreno fertile degli appezzamenti del Colle, potrebbe presto essere sulle nostre tavole.

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