Narconon Aurora inaugurata la nuova sede

Ecco il comunicato ufficiale di Narconon Sud Europa.

Narconon Aurora inaugurata la nuova sede
Meratese, 26 Maggio 2018 ore 15:14

Narconon Aurora inaugura la sua nuova sede a Osnago. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato che ci è stato inviato da Narconon SudEuropa riguardo il progetto sorto nelle scorse settimane nella Brianza meratese.

Narconon Aurora apre a Osnago

Ecco il testo integrale del comunicato:

Il programma Narconon (che significa “niente narcotici”) è un metodo di riabilitazione drug free, ovvero non utilizza droghe alternative, agenti farmaceutici o sostanze che alterano la mente, nel processo della riabilitazione.

Le comunità Narconon sono laiche e non fanno opera di proselitismo in favore di qualsiasi religione, pur accettando persone di qualsiasi credo, opinione politica e religione.

Gli oltre cinquant’anni anni di comprovato successo del programma Narconon, si basano sull’uso dei metodi di riabilitazione e prevenzione sviluppati da L. Ron Hubbard, che vennero inizialmente utilizzati a metà degli anni ’60 dal sig. William Benitez che a quel tempo era detenuto nel carcere federale di Phoenix, negli Stati Uniti e che grazie a ciò riuscì a disintossicarsi completamente.

Il programma Narconon non è terapeutico, ma segue un modello di apprendimento pedagogico/educativo. Chi lo segue frequenta un programma che consiste sia di informazioni scritte da studiare ed applicare alla propria vita e sia di una serie di esercizi pratici, incluso un regime di disintossicazione. Alcuni aspetti del programma si indirizzano ovviamente al miglioramento della condizione fisica dell’ospite. Questi includono l’esercizio fisico, una corretta nutrizione e un programma di saune che favorisce l’espulsione dei residui di droga e di altre sostanze tossiche accumulate nell’organismo.

La filosofia sostanziale del programma Narconon è che un individuo che ha danneggiato se stesso e gli altri abusando droga e alcol, può imparare ad assumere piena responsabilità per se, il proprio corpo e le proprie azioni, fino a raggiungere l’obiettivo di una vita etica e sobria.

Le metodologie ed i programmi educativi che vengono applicati aiutano l’individuo a disintossicare il proprio organismo dai residui tossici, a recedere dall’uso della droga ed alcol, a ripristinare le relazioni interpersonali e a restaurare il controllo di sè e del proprio ambiente.

Esistono diversi autorevoli studi e ricerche sull’efficacia del percorso riabilitativo proposto dalle comunità Narconon e solo per citarne uno, completato pochi anni fa presso la comunità Narconon Gabbiano di Lecce, il medico chirurgo nonché dirigente della Direzione Medica Ospedaliera ASL della Regione Piemonte, così concludeva la sua approfondita relazione: “Gli outcomes del trattamento, distinti in outcomes a breve termine ed a lungo termine così come discussi nelle precedenti sezioni di questo lavoro, si possono, con le riserve legate alla numerosità del campione, considerare raggiunti dal trattamento riabilitativo osservato dal momento che sia quelli a breve termine (sospensione dell’uso di sostanze tossiche e riduzione del rischio clinico) sia quelli a lungo termine (l’aumento della qualità di vita a livelli minimi di autonomia e sussistenza) sono stati dimostrati, direttamente o indirettamente, dai valori degli indicatori di laboratorio utilizzati.”

D’altra parte già nella metà degli anni ‘80 l’emerito professore Sabino Acquaviva aveva condotto con il suo Dipartimento di Sociologia dell’Università di Padova una ricerca dal titolo “Droga e valori nella società contemporanea” dove era stato preso in esame anche l’operato delle comunità Narconon e nella quale si sosteneva: “In quanto al personale, i tossicodipendenti sostengono che i più capaci di assisterli adeguatamente nel corso della disintossicazione sono gli ex-tossicodipendenti: vissuta la stessa tragica esperienza ne conoscono più di ogni altro i momenti di crisi e sono quindi in grado di prevenire immediatamente i sintomi di eventuali ricadute. Potrà essere comunque utilizzato anche altro personale che abbia però preventivamente acquisito esperienza in comunità accanto ai tossicodipendenti.”

Gli operatori delle comunità Narconon sono infatti in gran parte ex-tossicodipendenti riabilitati e poi adeguatamente formati per assistere ed accompagnare gli ospiti nel loro percorso. Queste persone sono state tolte dalla strada, dalla criminalità, da un sicuro triste destino, si sono riprese la dignità di vivere onestamente ed hanno acquisito una prestigiosa facoltà sociale: aiutare gli altri! E questa è anche la bella storia di Paolo Stucchi, un ragazzo di 29 anni di Concorezzo che oggi dirige la comunità di Osnago.

Le comunità Narconon, presenti in Italia da 37 anni e che oggi hanno sedi in tutt’Italia, dalla Calabria alla Lombardia, sono associazioni riconosciute con la qualifica di enti di promozione sociale iscritte nel relativo registro regionale, come garantito dalle delibere regionali della Lombardia, Marche, Piemonte e Puglia e sono impegnate costantemente in campagne di prevenzione come dimostrano i numerosi attestati e riconoscimenti rilasciati da istituti scolastici e altre autorità.

I centri Narconon, oltre all’Italia, sono presenti in numerose nazioni fra cui: Australia, Canada, Colombia, Danimarca, Egitto, Olanda, Ungheria, Israele, Macedonia, Messico, Nepal, Russia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Taiwan, Turchia, Ucraina, Regno Unito e Stati Uniti.

In conclusione, di un’attività si potrebbe dire qualsiasi cosa lo scibile umano preveda, ma riteniamo che la cartina al tornasole sia se quell’attività produca i risultati promessi e sperati. Ebbene, da quando è stata aperta la prima comunità a Ronago nel lontano 1981, le migliaia di persone che si sono salvate grazie al programma Narconon confermano pienamente la sua efficacia.

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