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Migliorano i bambini comaschi con sindrome di Kawasaki potenzialmente correlata al Covid

I piccoli sono usciti dalla fase critica

Migliorano i bambini comaschi con sindrome di Kawasaki potenzialmente correlata al Covid
Cronaca 05 Dicembre 2020 ore 12:34

Nei giorni scorsi c’è stato il ricovero all’ospedale Sant’Anna di tre bambini di 5, 3 e 2 anni, residenti in comuni della provincia di Como, cui è stata diagnosticata una sindrome di Kawasaki potenzialmente correlata al Covid-19. Per due di loro si era reso necessario il trasferimento nelle terapie intensive pediatriche di Bergamo, ospedale Papa Giovanni XXIII, e di Milano, ospedale Buzzi, stante l’interessamento infiammatorio del tessuto cardiaco.

Migliorano i bambini comaschi con sindrome di Kawasaki potenzialmente correlata al Covid

Come riportano o colleghi di primacomo.it le loro condizioni sono ora in netto miglioramento e sono usciti dalla fase critica. Il terzo bimbo – non interessato da problemi cardiaci – è tuttora ricoverato al Sant’Anna e anche le sue condizioni sono buone. Febbre alta da oltre tre giorni, congiuntivite, eruzioni cutanee, gonfiore e/o arrossamento delle mani e dei piedi sono i principali sintomi della sindrome di Kawasaki, che è una rara malattia infiammatoria che interessa i vasi sanguigni e che colpisce in genere i bambini di età inferiore ai cinque anni. Dagli studi finora pubblicati sembra che la Kawasaki – le cui cause restano tuttora sconosciute – possa essere favorita da una reazione immunitaria eccessiva ad un’infezione, reazione che potrebbe, appunto, essere provocata dal Covid.

Questa mattina il webinar con i pediatri

Oltre cento pediatri tra Como e Varese, pediatri di libera scelta ed ospedalieri, hanno partecipato questa mattina al webinar sulla sindrome di Kawasaki correlata al Covid-19 proposto dalla direzione di Asst Lariana, attraverso la Pediatria dell’ospedale Sant’Anna, ad Ats Insubria. Insieme al primario Angelo Selicorni, per la Pediatria dell’ospedale Sant’Anna sono intervenute le dottoresse Paola Cianci e Luisa Abbagnato e per i pediatri di libera scelta i medici Magda Carrà, Chiara Zambetti e Massimo Branca.

“Considerato il numero di casi che si sono registrati in poche ore – osserva Selicorni – abbiamo ritenuto doveroso condividere con i pediatri del territorio l’esperienza fatta in modo da definire insieme criteri precoci di sospetto, di invio in pronto soccorso e di intervento per rendere più precoce possibile la diagnosi di eventuali ulteriori casi. Come ha ben ricordato in questi giorni il professor Angelo Ravelli (direttore della U.O.C. Clinica Pediatrica e Reumatologia dell’IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Genova e neo presidente della Società Europea di Reumatologia Pediatrica, ndr) questa condizione rappresenta la rara ma possibile sequela a distanza di una infezione da Covid-19 anche asintomatica o manifestatasi in modo lieve e non preoccupante”. “Oltre alla sintomatologia classica riconducibile alla Kawasaki – aggiunge Selicorni – sono stati riscontrati casi di sindromi multi-infiammatorie correlate al Covid in bambini con un’età media più alta di quella che ci si attende per la Kawasaki classica e con ulteriori sintomi come dolori addominali e vomito che non rientrano nel quadro classico della Kawasaki. Tra l’altro è una condizione che può insorgere anche ad un mese di distanza dall’infezione da Covid ed indipendentemente dal fatto che tale infezione fosse stata sintomatica o meno e riconosciuta o meno. Questo significa che bisogna fare estrema attenzione ai sintomi che si manifestano e in particolare alle condizioni generali del bambino (irritabilità e stato generale di grande malessere) che sono un indice di sospetto importante. Se adeguatamente riconosciuta e trattata, infatti, questa sindrome ha una prognosi favorevole con una guarigione completa e senza esiti a distanza”.

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