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Lo stendardo della Canottieri Lecco sull’altare per l’ultimo saluto ad Attilio

Una folla commossa ha detto addio all'amato canoista

Lo stendardo della Canottieri Lecco sull’altare per l’ultimo saluto ad Attilio
Cronaca Lecco e dintorni, 19 Novembre 2019 ore 17:12

Una folla commossa ha dato l’ultimo saluto, nel pomeriggio di oggi, martedì 19 novembre 2019, ad Attilio Gilardi, scomparso a 61 anni dopo una breve ma devastante malattia. Gilardi  era molto conosciuto ed amato nel Lecchese e non solo, per il suo vissuto da atleta della sezione canoa della storica Canottieri Lecco.  Tantissimi gli amici, i compagni di gare e di lavoro che si sono stretti al figlio Luca e ai parenti tutti durante la cerimonia che è stata celebrata nella chiesa parrocchiale di Pescate

Lo stendardo della Canottieri Lecco sull’altare per l’ultimo saluto ad Attilio

A officiare la funzione è stato don Enrico Mauri insieme a don Cesare Ciarini, cugino di Gilardi.  Con loro anche anche don Angelo Ronchi ed il diacono don Marco Molteni. Sull’altare era presente  anche lo stendardo della Canottieri Lecco.

L’omelia pronunciata dal cugino don Cesare

“Attilio è stato ferito in quel fisico che è stato la sua forza, il suo orgoglio nelle tante gare a cui ha partecipato. Perché Signore? Questo è il nostro interrogativo. Cerchiamo risposte e consolazione”. Poi il cugino sacerdote ha raccontato l’ultimo incontro con Gilardi.  “Sabato scorso, ho avuto il dono di venirti a trovare. Ti ho visto nella tua sofferenza, nel tuo dolore, ma anche amato, sostenuto, aiutato dai tuoi cariche ti hanno accompagnato minuto per minuto, combattendo anche loro insieme a  te. Abbiamo pregato insieme e poi ti ho fatto un regalo prezioso, quello che che come cugino e prete potevo farti. Ti ho portato Gesù, quel pane di sostentamento, per un cammino speciale”.

“Attilio ora è vivo nel cuore di Dio”

Poi, guardando le tante persone che hanno riempito la chiesa don Cesare ha detto: “Perché siamo qui così in tanti in questa chiesa oggi,per il saluto ad Attilio? Perché celebriamo una messa? Perché non ci basta una celebrazione fatta di condoglianze, di ricordi, di brevi saluti, di discorsi? Perché crediamo nella resurrezione. Questo è il grande dono di Gesù a noi. Non ci viene tolto il dolore, il dispiacere, ma ci viene data la certezza che Attilio non è andato nel nulla, ma ora è vivo nel cuore di Dio”.

Mario Stojanovic