Cronaca
Dolore

Lecco piange il Comandante Gek, storico partigiano

"Il comandante Gek ci lascia  non sono solo un dono ma un compito e una responsabilità"

Lecco piange il Comandante Gek, storico partigiano
Cronaca Lecco e dintorni, 09 Gennaio 2023 ore 15:34

Si è spento sabato 7 gennaio 2023 l'ingegnere Federigo Giordano, il Comandante Gek, eminente figura della Resistenza che lascia un fecondo e fulgido retaggio di storia patria e di virtù civiche. Anche Lecco si è vestita a lutto per la scomparsa dello storico partigiano.

Lecco piange il Comandante Gek, storico partigiano

Classe 1926, di origini lecchesi, l’ingegner Federigo Giuseppe Giordano fu partigiano - con il nome di Comandante Gek - a capo della 55^ Brigata Rosselli nella lotta di Liberazione partita da Lecco, per poi estendersi nelle valli dell’Alto Lario e bassa Valtellina. Nelle ultime fasi della Seconda guerra mondiale firmò a Morbegno la resa della colonna tedesca Flak, circa 250 uomini con mezzi e armamenti antiaerei, in uno dei pochissimi casi di resa delle truppe tedesche alle formazioni partigiane e non agli alleati anglo-americani. Nel 2018 fu insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente Sergio Mattarella. Il Comune di Lecco volle rendergli omaggio attraverso un incontro con la cittadinanza lecchese, che lo vide protagonista presso la sala consiliare di palazzo Bovara nella primavera del 2019.

Il Sindaco di Lecco Mauro Gattinoni e la Giunta comunale ricordano con gratitudine il suo contributo alla Resistenza italiana per la Liberazione dal nazifascismo ed esprimono vicinanza alla sua famiglia.

Il ricordo di Pierfranco Mastalli e  della segreteria ANPI Lecco

"Le Sue memorie sono caratterizzate da alcuni episodi significativi che denotano la sua capacità organizzativa e di comando come quando con un   reparto della 55^ Flli Rosselli trasgredì il Proclama del Generale Alexander (13-11-1944) e non partecipò alla “ritirata strategica” del 30 novembre 1944 attraverso la val Codera ma organizzò la Resistenza in Val Gerola e dintorni, continuando la sua azione partigiana che lo portò poi in primavera alla costituzione della 89^Brigata Mina, alla liberazione di Morbegno (26 aprile 1945) e poi alla firma della resa con “Maio” e “Andrea” (Comando Unificato Valtellina-Lario a Morbegno) della colonna tedesca della Flak che aveva viaggiato il 27 aprile 1945 con la colonna Mussolini bloccata a Musso poi con arresto del Duce - ricordano Pierfranco Mastalli e la segreteria ANPI Lecco -  E' ben noto che i territori delle Alpi centrali, ed in specie la Valsassina, l'Alto Lario e la Valtellina, ebbero un ruolo cruciale nella vicenda della Resistenza, se non altro per i fatti che vi accaddero negli ultimi tempi del fascismo e per la cattura di Mussolini a Dongo. La più parte degli studi e delle memorie si è appuntata per molto tempo su questa storia, lasciando emergere faticosamente la grande e complessa rete della ribellione antifascista costruita militarmente fra il Lario e le valli subalpine. Aggiungiamo che intorno agli ultimi tempi del nazismo e del fascismo la scarsa disponibilità di documenti ha lasciato spazio a interpretazioni sempre tese a evidenziare la “verità”, ma con visuali fra loro discordanti e con dubbie pretese storiche".

2Interpretazioni che spesso hanno adattato le non numerose testimonianze dirette, lasciando in ombra soprattutto  le concrete storie delle persone che i fatti condussero e vissero in esperienze multiformi non proprio adattabili alla pretesa di verità. D'altra parte in breve tempo la Resistenza ha subito la sorte dell'oblio, come accade spesso generalmente per una società che non ama portarsi i segni della sofferenza e la nasconde, e individualmente per una ritrosia personale o una reticenza che non intendono piegarsi all'una o all'altra tesi. Eppure la memoria è una delle condizioni necessarie per la ricostruzione concreta delle vicende e per la interpretazione del vissuto in un tessuto connettivo che condiziona, ma esalta, l'esperienza di sé, entro una dinamica complicata dal tempo che passa e che attribuisce nozioni nuove, fatiche nuove, continue riflessioni e revisioni. La memoria diventa così terribile e poco sopportabile, si inficia facilmente, si adatta ad obliare tratti di azioni e di pensiero; eppure subisce gli stessi ricatti della testimonianza fresca, resa nell'immediato dell'evento".

"Dunque dovremmo accogliere ogni memoriale con grande attenzione, sceverarne lo spirito e l'anima, l'intento e la passione; dovremmo accontentarci di quella approssimazione che in fondo contraddistingue quasi sempre il giudizio anche sul proprio operato. Il comandante Gek ci lascia ricordi  prodigiosi, lucidamente sedimentati dal fatto di non essere mai stati adattati ad alcun compromesso, incrementati semmai dall'ascolto di altre voci di cultura nel Centro Fratelli Rosselli valtellinese da lui stesso fondato; voci non sospette né di eroismi né di trasformismi e capaci invece di un realismo del dubbio e del provvisorio che permea il vero dell'umano"

"Escono allora in questo singolare memoriale documenti vivi, le persone stesse, alcune viste in quel momento e spesso non più presentatesi al richiamo della propria vita; esse sono lì, ragazzi come allora, attuali con le loro speranze e le loro angosce, con i loro sogni, le emozioni e i colpi di testa, con la fame e la paura, col carattere manifestato o sottinteso, con le mutevolezze interiori e gli interrogativi dell'età giovane. Ora, per Gek, la raccolta prima dal fastello dei ricordi, la discussione, la domanda, il ripensamento, la valutazione diventano momenti importanti per dare spessore alla memoria; essa si dispiega poi in puntualizzazioni, non ha più i pudori del detto e non detto, non cerca scappatoie e lascia trapelare atti e giudizi con la normalità che dovrebbe esser tipica di chi quella storia l'ha davvero vissuta. Abbiamo dunque una voce in più, dichiaratamente vera della sua verità, dichiaratamente reale della sua realtà, che aggiunge altre documentazioni a volte di alta importanza, apporta i disagevoli  conflitti interiori della vita giovane che si trova ad affrontare situazioni senza pietà, non diversamente da tutte le prime età in cui occorre scegliere soli e senza alcuna certezza".

É forse questo il distintivo più affascinante delle memorie e della memoria del Comandante Gek nella “Postfazione” di Angelo Borghi al libro ”Le Memorie del comandante “Gek” curato da Pierfranco Mastalli.

Raffaele Mantegazza ci ricorda che la forza di testimoniare e la fiducia nelle giovani generazioni sono le più belle eredità che il comandante Gek ci lascia  non sono solo un dono ma un compito e una responsabilità. Chi ascolta un testimone diventa testimone: tutti noi che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare le parole di Gek e di tutti coloro che come lui hanno combattuto e vinto la barbarie dobbiamo ora fare nostre le loro memorie e le loro emozioni e trasmetterle ai ragazzi. Se l'essere umano è mortale, non lo è la memoria, per questo ogni morte è una nascita: oggi per noi nasce l'eredità di memoria di un uomo speciale. Iniziamo a nutrirla, a custodirla e a farla crescere.

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