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Ipotesi per la Fase 2: Italia divisa in tre, riapertura a zone e per alcuni settori anche prima di maggio

Ritorno al lavoro per le attività a "basso rischio", addio al divieto di uscire di casa e obbligo di mascherine. Ecco cosa c'è sul tavolo della task force di Palazzo Chigi.

Ipotesi per la Fase 2: Italia divisa in tre, riapertura a zone e per alcuni settori anche prima di maggio
Cronaca Lecco e dintorni, 18 Aprile 2020 ore 12:33

La task force di Palazzo Chigi al lavoro per la Fase 2, si studia una riapertura a zone per il Paese.

Fase 2, Italia divisa in tre

Apertura scaglionata non solo per attività e settori produttivi ma anche per macroaree geografiche, a seconda di quanto siano ancora colpite dal coronavirus. Sarebbe questa una delle ipotesi che starebbe studiando la nuova task force guidata da Vittorio Colao e incaricata dal Governo di stilare la “road map” per il dopo-quarantena. Tre aree (Nord, Centro e Sud) con eventuali e possibili suddivisioni interne, mappate in base a quanto il virus sia ancora presente e in diffusione: inutile e controproducente infatti utilizzare la Lombardia come metro di giudizio per continuare il lockdown in altre Regioni dove i contagi sono ormai prossimi a zero e dove il numero complessivo dei casi positivi non raggiunge nemmeno quello delle sue province.

Limitazioni e attenzione

Una soluzione simile sarebbe accompagnata anche dalla possibilità per le Regioni di ridurre gli spostamenti in ingresso e in uscita dal proprio territorio. Possibile anche una riapertura dei parchi e delle aree verdi, con conseguente addio al divieto di sport all’aperto e di allontanamento da casa, ma con forte il divieto di assembramento e l’obbligo del distanziamento sociale e dell’utilizzo delle mascherine.

Al lavoro prima di maggio

Forse non si dovrà aspettare il 4 maggio, almeno per alcuni settori. Sul tavolo infatti una tabella realizzata dall’Inail con il valore di rischio per ogni codice Ateco, e non si escluderebbe un via libera anticipato per quelli a rischio basso o nullo, anche se “non indispensabili”. Il tutto si baserebbe su un “livello di aggregazione sociale” dell’attività: più è basso, più è facile garantire il distanziamento sociale, più è sicuro riaprire. Tra i settori a basso rischio, ad esempio, la produzione automotive, di mobili e la metallurgia. Per queste l’apertura potrebbe essere anticipata già dal 27 aprile, una settimana prima della scadenza del Dpcm.

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