In tantissimi al funerale di Tarcisio Sala

L'addio allo storico vicesindaco di Verderio Superiore. Era stato insignito anche del titolo di cavaliere del lavoro

In tantissimi al funerale di Tarcisio Sala
Cronaca 23 Ottobre 2017 ore 17:20

 La comunità di Verderio Superiore ha rivolto l’ultimo saluto a Tarcisio Sala. Il suo storico vicesindaco, profondo conoscitore del paese, si è spento nel pomeriggio di sabato.

Tarcisio Sala, un verderese doc

Chiesa parrocchiale gremita questo pomeriggio, lunedì 23 ottobre, a Verderio Superiore per il funerale di Tarcisio Sala, indimenticato vice sindaco di Verderio Superiore. Soprannominato da tutti Ciso, Sala ha scritto e fatto la storia del paese. Entrato a far parte del consiglio comunale da giovanissimo, era stato vicesindaco negli anni Novanta. Direttore della mensa all’ospedale Mandic di Merate, era anche impegnato in oratorio insieme alla moglie Santina.

Lutto in paese

Sono state tantissime le persone che oggi hanno voluto stringersi intorno alla moglie e alle figlie Emilia e Monica durante il funerale celebrato dal parroco don Rino Valente. Toccanti anche le lettere lette al termine delle esequie da alcune persone che hanno conosciuto bene Tarcisio Sala.

Il ricordo di padre Gian Mario

Tra queste padre Gian Mario che si è rivolto direttamente alla moglie. “Santina carissima, impossibilitato a salire a Verderio, per il funerale, desidero rivolgerti una parola di conforto in quest’ora di grande dolore per la morte del carissimo Tarcisio” ha scritto. “La rivolgo a te, ad Emilia, Monica e Roberto con le nipotine, ad Adelio ed Ernestina, a Luisa e Luigi con le loro famiglie, a Bea, che avete cresciuto e a tutti i vostri familiari e compaesani. Carissimi tutti, oggi pomeriggio, mi unisco alla preghiera che farete, per affidare Tarcisio alla tenerezza di Dio che è Padre misericordioso. Quanti ricordi anche per me, in quella bella chiesa, dove Tarcisio ha speso tante energie a servizio della comunità parrocchiale. E’ l’ora della sofferenza per tutti noi, ma sono certo che nella fede, ricevuta dai nostri vecchi, troverete la forza di vivere nella serenità questo momento di lutto.

“Affidatevi a Gesù”

Entrando in chiesa, pur con le lacrime agli occhi, alzate lo sguardo sul Crocifisso, cercando in quello sguardo la forza per andare avanti con fiducia. Gesù, in croce, ci insegna come vivere e come morire, cioè da figli che si abbandonano tra le braccia del Padre. Provate a ricordare le sue ultime parole: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”, come dire, in quest’ora in cui il mio corpo è lacerato dalla morte, io mi abbandono tra le tue braccia, sicuro che non mi abbandoni. Sia di conforto per voi sapere che, anche a Tarcisio, il Signore spalanca le sue braccia, accogliendolo nella sua pace. Sono certo che, ora dal Cielo, egli sorride sul vostro cammino e vi accompagna.

“Tarcisio è un esempio”

Tarcisio lascia a tutti noi un bell’esempio di laboriosità e di amore per la Famiglia, per la Parrocchia e per il Comune. Di tutto questo diciamo grazie al Signore e a lui. La Madonna, che ai piedi della croce ha sperimentato smarrimento e pianto, vi consoli con la sua materna tenerezza. Sia per voi ancora di conforto il pensiero che Lei, come Mamma, ha vegliato accanto a Tarcisio, nell’ora suprema della sua agonia. Ci ricordiamo questa verità e le parole finali dell’Ave Maria: “prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte”. Custoditele in cuore e quando vi viene voglia di piangere, sussurratele sommessamente con le labbra, esse saranno come balsamo nel dolore, mentre aprono il cuore alla gratitudine per uno sposo, un papà, un nonno, un fratello, uno zio, un credente e un cittadino dal quale avete ricevuto tutto”.

La lettera di un amico

Tarcisio Sala uomo a tutto tondo. Marito, politico, volontario come ha ricordato con tanto affetto un amico. “Come potremmo parlare di Ciso, come marito, padre, nonno, zio, amico? Come politico o sindacalista? Tutti sappiamo che qualunque cosa avessimo bisogno, avremmo trovatola sua disponibilità, il suo aiuto, la sua pervicace volontà di dare una mano” ha letto un amico. “Tutti noi gli dobbiamo qualcosa e l’unico ringraziamento è fare propria almeno una parte della sua disponibilità. Non disperdere il messaggio umano che lui ha vissuto e ci ha lasciato: rispondere alle chiamate degli altri, senza se e senza ma. Il comportamento e il modo di fare di alcune persone come Ciso ci fanno interrogare sui nostri comportamenti che troviamo piccini, egoisti, senza respiro.

“Non disperdere la sua impronta”

L’impronta che alcuni di noi lasciano non deve motivarci a portare fiori al cimitero ma a interrogarci sul nosgtro modo di vivere, sulle nostre chiusure. Ricordiamo che quando l’albero si riempiva di ciliege Ciso chiamava i bambini e i ragazzi del paese a raccoglierne. Chi di noi chiama a godere i frutti? Quando viene a mancare un amico si dice che ha lasciato un grande vuoto, dimentichiamo così le parole, i gesti, i fatti, i sorrisi che questo amico ha lasciato e riempiono quello che chiamiamo vuoto. Quando chiedevo a Ciso come sapesse fare tutti quei lavori, i più diversi che lui svolgeva in maniera competente, mi rispondeva: andando dietro agli altri a vedere. Anche noi abbiamo visto e seguito il suo comportamento e passiamo trarne una lezione. Ciao Ciso”. 

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