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Protezione civile

Il primo maggio? Per Borrelli saremo ancora a casa

Fase due forse dal 16 maggio

Il primo maggio? Per Borrelli saremo ancora a casa
Cronaca Lecco e dintorni, 03 Aprile 2020 ore 17:17

Il prolungamento delle misure restrittive fino al giorno di Pasquetta ormai è stato da tutti ” digerito”. Ma nel Lecchese in tanti speravano di trascorrere la Festa dei lavoratori concedendosi una bella passeggiata sul lungolago o una scarpinata sul Resegone. Ma sarà dura, molto dura. Malgrado il distinguo giunto a ruota dalla bocca di Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità (“La proroga o l’allentamento delle misure di distanziamento spettano solo e unicamente al decisore politico”), questa mattina il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli s’è lasciato sfuggire una anticipazione “Non credo che passerà la situazione per il primo maggio. Dovremo stare in casa per molte settimane. Non vorrei dare delle date però da qui al 16 maggio 2020 potremo aver dati ulteriormente positivi che consigliano di riprendere le attività e cominciare quindi la fase 2”.

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Il primo maggio? Per Borrelli saremo ancora a casa

Così Borrelli ai microfoni di Radio Capital. Dichiarazioni che gelano quanti speravano di dire (almeno in parte) addio alle restrizioni dopo le parole del Premier Conte rispetto a una Fase 2 possibile dopo Pasqua (e in ogni caso se i dati di questi giorni dovessero confermare il rallentamento dell’epidemia di coronavirus in corso).

Fase due forse dal 16 maggio

L’analisi dell’Einaudi Institute of Economics and Finance pubblicata nei giorni scorsi indicava proprio il 16 maggio come data del possibile raggiungimento degli zero contagi in Italia.

Insomma, molto probabilmente niente pic-nic di Pasquetta, niente manifestazioni del 25 Aprile, niente concerti e gitarelle il Primo Maggio.

“Bisogna andare avanti con il massimo rigore, proprio ora che le strutture sanitarie e le terapie intensive si stanno alleggerendo di un carico di lavoro che ogni giorno si faceva molto più forte e comportava sacrifici straordinari per trovare nuovi posti di ricovero e cura. Questo perché sono stati posti in essere comportamenti che assolutamente devono permanere”.

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