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Il parroco sulla “quarantena” da Coronavirus: “Ragazzi, famiglie: osiamo cambiare… per cambiarci”

Lettera aperta di don Gianni De Micheli che invita a vivere l'obbligo di restare in casa come opportunità di crescita

Il parroco sulla “quarantena” da Coronavirus: “Ragazzi, famiglie: osiamo cambiare… per cambiarci”
Cronaca Lecco e dintorni, 28 Marzo 2020 ore 14:18

Il parroco di Civate “esorcizza” la quarantena da Coronavirus: “Ragazzi, famiglie: osiamo cambiare… per cambiarci”. Ripensare al modo di vivere gli spazi comuni, le relazioni e imparare a non dare per scontata la salute. In tempi di Coronavirus il parroco don Gianni De Micheli scrive una lettera aperta ai civatesi invitandoli a cogliere le «prove» che ci sottopone l’emergenza come un’opportunità di riflessione e cambiamento per diventare migliori uomini e una migliore comunità.

Siamo chiamati a superare tre grandi prove: la prima è “lo spazio”

“Carissimi ragazzi e giovani, carissime famiglie, stiamo vivendo un tempo di “prova” – si legge nella missiva pubblicata sul sito della parrocchia – Possiamo reagirci contro e voler riportare tutto a quello che facevamo prima… oppure possiamo stare nella prova e capire che ci chiede di cambiare! Un primo grande cambiamento che ci è chiesto è nello “spazio”, ci è chiesto di stare nelle nostre case e non nei bar, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei centri commerciali, nei parchi, nelle palestre, nelle chiese, in tutti gli spazi che sentivamo “nostri” perché entravamo ed uscivamo prendendo quello che ci “serviva” o ci “piaceva”. Forse ora che non li abbiamo disponibili possiamo capire che quegli spazi valgono se rappresentano un di più, qualcosa di più grande che va rispettato e custodito. E’ inutile avere un parco giochi se poi lo devastiamo con incuria, o una palestra se non ne rispettiamo le strutture, o una scuola se non ascoltiamo chi ci parla…”.

La seconda prova è sulle “relazioni”

In tempi di quarantena il parroco invita anche a riflettere sulle relazioni.
“Un secondo cambiamento ci è chiesto nelle “relazioni”. Ci è chiesto di stare con la nostra famiglia, di non uscire ad incontrare gli amici, a giocare con loro, ad andare nelle loro case, ad uscire con loro. Forse ora che “gli altri” ci sono tolti possiamo capire che è veramente diverso “stare accanto” dal “sentire” una persona! Per sentire basta un messaggio, una telefonata… Per una relazione vera non basta il “sentire”, occorre la disponibilità dell’animo che si lascia toccare nel proprio tempo, nella vicinanza concreta, nell’incontro a tu per tu. Quello che avviene proprio in questo periodo nelle nostre case, dove siamo “costretti” a fare i conti con gli altri che ci sono, che hanno bisogno dei loro spazi, che hanno i loro tempi e i loro bisogni. E’ proprio imparando a fare i conti con la concretezza di questi gesti che possiamo imparare a costruire le relazioni più grandi che valgono per tutta la comunità, per tutta la vita”.

La terza prova: “La salute non è così scontata…”

Infine il don parla del rapporto con la “salute”.
“La nostra e quella di tutti – conclude il sacerdote – Pensiamo che la salute, il lavoro, la libertà, la vita in genere e tanto altro che concerne il vivere ci siano “dovuti”. Questa prova ci tocca nel nostro essenziale e ci fa comprendere quanto siamo fragili… agli occhi del mondo siamo poca cosa. Questo dovrebbe educarci alla vera “gratitudine” ed alla riconoscenza. Se subiamo da arrabbiati questo tempo e queste prove la vita, come ci cambia adesso ci cambierà lo stesso, ma non ci avrà fatto crescere… Osiamo cambiare… per cambiarci!”.

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