25 Aprile 2020

Il discorso del sindaco Virginio Brivio

"Il 75° Anniversario della Liberazione tra arcobaleno e tricolore"

Il discorso del sindaco Virginio Brivio
Lecco e dintorni, 25 Aprile 2020 ore 11:35

Ecco il discorso del sindaco  Virginio Brivio pronunciato nel corso della cerimonia civile che si è svolta davanti al monumento ai Caduti di Largo Montenero, nell’ambito delle celebrazioni del 75° anniversario della Liberazione.

Il discorso del sindaco Virginio Brivio

Non c’è nessuno di noi che non colga lo stridente contrasto tra la Festa della Liberazione e la
libertà condizionata alla quale ci sta costringendo il coronavirus. Voglio premettere che non ho
condiviso sin dall’inizio la simmetria e le similitudini tra l’ultima guerra e questa pandemia.
Capisco la necessità di semplificare per dare sostanza alla tragedia del secolo scorso e alla
sciagura universale di questo tempo. Capisco anche i richiami all’economia di guerra per certe
analogie che saranno ancora più esplicite nei giorni che verranno, ma un conflitto mondiale è
profondamente diverso da una pandemia. Troppe le differenze su ogni piano per avvicinare e
drammatizzare una situazione che è già drammatica di per sé.

Le bombe di allora sono assai lontane, per nostra fortuna, dalle pur crudeli giornate di oggi.

Non si tratta di contare i morti, di stilare statistiche, ma di distinguere le valutazioni storicizzate
con la luttuosa cronaca del presente. Semmai è utile tornare sulla premessa, per cogliere il forte
anelito alla libertà dopo il ventennio fascista e la legittima rivendicazione della libertà individuali,
ereditate e fondamento di quella carta costituzionale che nacque in quelle lotte e in quelle
temperie. In questi ultimi giorni si vanno moltiplicando le voci di chi, richiamandosi alla prima
parte della costituzione arriva persino a immaginare una deriva totalitaria della nostra
democrazia. Capisco lo spirito, ma fatico a condividere i toni e anche richiami giuridici. È vero
che il diritto alla salute viene contemplato negli articoli successivi rispetto al capitolo dei diritti
individuali, ma non è tempo di stilare sommarie graduatorie. La Costituzione va interpretata e
declinata nel contesto nel quale opera e chi mai avrebbe prefigurato un fenomeno così
devastante e universale? Più semplicemente cosa ci facciamo delle libertà di muoverci e operare
se viene meno la salute, se la vita stessa ci sfugge di mano, se la morte ghermisce larghe fette
di popolazione? Sono altresì convinto che lentamente le briglie vadano sciolte ma, non essendo
né in Cina né in Corea e neppure in Danimarca, credo che le nuove misure debbano tener conto
del temperamento dei nostri connazionali, dalle Alpi al Mediterraneo.

Il ritorno all’attività è fondamentale ma deve procedere di pari passo con la scienza che a sua
volta mostra di non avere certezze. Fino a qualche giorno fa l’organizzazione mondiale della
sanità riteneva probabile una nuova ondata del virus a ottobre: ora la considera certa!

Ci sono interessi generali che devono conciliarsi con quelli particolari, altrimenti non ne usciamo
dalla cappa di questa stagione infernale e credo che un sacrificio oggi, personale e collettivo, ci sarà restituito domani. Mi rendo conto di aver toccato un argomento sensibile, ma non me la
sento di evocare l’afflato liberatorio del 25 aprile, se io per primo non lo coniugo con il fenomeno
che siamo chiamati ad affrontare. Piuttosto c’è da ricordare che quei valori conquistati nella lotta
di resistenza non possono essere contagiati da nessun virus, perché sono entrati nelle viscere
della storia e soprattutto nel nostro popolo. Vale la pena di ricordare come una delle parole più
frequentate in questo periodo sia resilienza, non a caso sinonimo di resistenza cioè la capacità
di sfidare con tenacia e duttilità il nemico, consapevoli che in gioco c’è la nostra vita, quella dei
nostri cari, quella dei nostri concittadini (atteggiamento ben espresso nel decreto di
riconoscimento della medaglia d’argento al valor militare alla città di Lecco). Ma vi è di più: come
non cogliere il ponte generazionale tra i combattenti di allora e gli anziani che ci lasciano in
questa apocalittica congiuntura? Se ne sta andando la generazione dei ricordi, della memoria
collettiva, della saggezza oltre che quel patrimonio di affetti che permette di passare da un secolo
all’altro senza traumi, senza rotture, senza cesure. Occorre ritrovare l’unità di popolo che è
valore lontano da un momentaneo concetto di unanimismo che non può essere mai un caposaldo
della democrazia.

So che continueremo a dividerci per opinioni e appartenenze, ma so anche che la consapevolezza
del presente può aiutarci ad evitare facili strumentalizzazioni e, soprattutto, a non mettere in
campo quella acrimonia, non dico odio, che per molti anni ha inquinato la vita pubblica e politica
del nostro paese. La mia non vuole essere una mozione allo stare insieme a tutti i costi, ma una
mozione agli affetti: perché l’umanesimo non deve avere colore se non quello ambìto da ciascuno
di noi e dal profondo del cuore, di un arcobaleno che solchi il cielo di Lecco e del nostro paese e
incroci il tricolore, nelle nostre case e nelle nostre istituzioni.

Virginio Brivio
sindaco di Lecco

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