Fallimento Bini Jeans il proprietario patteggia un anno e mezzo

Angelo Bini aveva aperto il primo negozio nel 1973

Fallimento Bini Jeans il proprietario patteggia un anno e mezzo
16 Novembre 2017 ore 16:21

Angelo Bini era accusato di bancarotta fraudolenta

Martedì mattina in tribunale  a Lecco Bini ha scelto la via del patteggiamento

Ha patteggiato un anno e mezzo per bancarotta fraudolenta oltre a 10mila euro di risarcimento Angelo Bini, storico titolare della Bini Jeans di Merate. L’udienza si è tenuta martedì mattina in tribunale a Lecco davanti al gup Massimo Mercaldo. In base alle accuse, formulate dal sostituto procuratore Nicola Preteroti, l’imputato avrebbe sottratto alla società oltre 130mila euro in due periodi diversi.

Il fallimento chiesto nel 2014

Il fallimento era stato chiesto in proprio e ratificato dai giudici Mirco Lombardi, Giordano Lamberti e Dario Colasanti nel  2014. La Bini Jeans sas era nata  a Cernusco Lombardone negli anni Settanta arrivando ad avere più negozi fra cui Robbiate e un esercizio nel capoluogo tra via Sassi e via Cattaneo.

La storia

La storia del jeans in Brianza porta la sua firma, o meglio il suo nome. Angelo Bini fu il primo, negli anni ’70, a fare del commercio dei jeans il cuore di un business. Al primo negozio, aperto quasi in sordina nel 1973 a Cernusco Lombardone, ne sono seguiti negli anni altri a Vimercate, Merate, Lecco, Busnago e Robbiate.

Originario di Imbersago

Nato 71 anni fa a Imbersago,  Bini ereditò in maniera del tutto fortuita il mestiere dal padre Emanuele, che insieme allo zio Pietro lo aveva avuto in eredità a sua volta dal nonno Paolo. Il nonno faceva infatti il “cavagnott”, come si diceva una volta, ovvero il venditore ambulante di piccola merceria. Quando morì, il figlio Emanuele proseguì l’attività dei mercati, mentre lo zio Pietro fondò la Manifattura Bini, all’epoca una delle prime in Lombardia. Nell’attività paterna Angelo subentrò all’età di 30 anni, quando il padre, che ne aveva 64, cadendo da una scala, si ruppe la testa del femore. Per evitare di perdere la clientela e per mantenere il posto da ambulante, Angelo, che stava studiando Statistica all’Università di Milano e al contempo insegnava matematica alle scuole medie di Limbiate, come la moglie (la professoressa Maria Teresa Righi, ndr), prese il suo posto. Nel 2014 il fallimento.

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