Cronaca
Guardia di Finanza

Dissesto del Comune e fallimento del Casinò di Campione: c’è l’accusa di abuso in atti d’ufficio per gli ex sindaci

Per i bilanci che hanno permesso, malgrado la situazione, al Casinò di continuare a restare aperto sono indagati anche altri responsabili dell'amministrazione comunale.

Dissesto del Comune e fallimento del Casinò di Campione: c’è l’accusa di abuso in atti d’ufficio per gli ex sindaci
Cronaca 26 Maggio 2020 ore 10:08

A seguito di una indagine complessa iniziata nel 2017 e coordinata dalla Procura della Repubblica di Como, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Como ha proceduto a notificare a 19 indagati (18 persone fisiche, oltre alla società Casinò di Campione spa) un avviso di conclusione delle indagini preliminari.

I reati contestati coprono un arco temporale dal 2013 al 2018 e riguardano la gestione del Comune di Campione d’Italia, per il quale è stato dichiarato il dissesto il 7 giugno 2018, e la gestione della società Casinò di Campione spa, dichiarata fallita, successivamente alla dichiarazione di dissesto del Comune-unico azionista della SPA, nel luglio 2018 con sentenza del Tribunale di Como, successivamente annullata dalla Corte di Appello di Milano.

Campione, dissesto del Comune e fallimento del Casinò: c’è l’accusa di abuso in atti d’ufficio per gli ex sindaci

Quanto alla gestione del Comune di Campione d’Italia, con riferimento a due distinte amministrazioni comunali, la Procura contesta la rinuncia a crediti liquidi, certi ed esigibili vantati dal Comune di Campione d’Italia nei confronti della casa da gioco; la modifica, svantaggiosa per il Comune, della convenzione siglata in data 29 dicembre 2014 tra il Comune di Campione d’Italia e la società di gestione Casinò di Campione spa nonché l’ulteriore aggravamento del dissesto del Comune facendo ricorso ad anticipi di tesoreria.

Quindi viene attribuito l’abuso in atti di ufficio al Sindaco del Comune di Campione d’Italia in carica dal 28 maggio 2007 al 16 giugno 2017 (Maria Paola Mangili Piccaluga), al vicesindaco in carica dal 10 febbraio 2014, al segretario del Comune di Campione d’Italia in carica dal 21 ottobre 2009 al 30 settembre 2017, al Capo Area Economico Finanziaria del Comune di Campione d’Italia dal 29 dicembre 1998 al 01 dicembre 2018.

Agli indagati viene contestato di aver rinunciato a crediti liquidi, certi ed esigibili vantati dal Comune di Campione d’Italia nei confronti della casa da gioco per un importo pari a Chf. 23.484.318,65 (nel 2013) e Chf. 24.615.887,00 ( nel 2014) e di avere modificato in termini svantaggiosi per il Comune di Campione d’Italia la convenzione del 2014 tra il Comune di Campione d’Italia e la società di gestione del Casinò, riducendo tra l’altro di Chf. 13.087.634,59 l’importo del contributo originariamente stabilito in Chf. 41.300.000 dalla convenzione stipulata in data 29 dicembre 2014, approvando il bilancio di previsione 2015 (con Delibera del 17.8.2015) ed il conto del bilancio 2015 (con Delibera del 29.4.2016).

Dalla Procura viene contestato anche di aver condizionato con la Delibera di giunta comunale n. 38 del 24 aprile 2015, il pagamento del credito di Chf. 30.516.392,00 alla previsione di introiti futuri da parte del Casinò superiori al limite dei 130 milioni di franchi e di aver fatto reiteratamente ricorso, per gli anni dal 2013 al 2017, all’anticipazione di tesoreria, non provvedendone alla sua restituzione quantificata al 31 dicembre 2017 in Chf. 20.115.748,55, per fare fronte al mancato versamento da parte della casa da gioco del contributo annuale ed aggravando il dissesto dell’ente. Ed infine di aver consentito al Casinò di Campione la prosecuzione dell’attività, omettendo l’adozione delle misure previste dalla convenzione sulla gestione della casa da gioco stipulata in data 29 dicembre 2014 in materia di revoca e decadenza.

Secondo gli inquirenti quindi con queste azioni gli indagati avrebbero procurato al Casinò di Campione un ingiusto vantaggio patrimoniale, consistito nel mancato versamento delle somme di denaro oggetto di rinuncia, costituenti entrata tributaria per gli anni 2013 (Chf. 23.484.318,65), 2014 (Chf. 24.615.887,00), 2015 (Chf 13.087.634,59), per un importo non inferiore a Chf. 61.187.840,24 contribuendo a cagionare al contempo il dissesto finanziario ed economico dell’ente comunale.