Delegazione Valsassinese alla beatificazione di Olivelli

La cerimonia per la beatificazione di Olivelli si è tenuta a Vigevano.

Delegazione Valsassinese alla beatificazione di Olivelli
Valsassina, 04 Febbraio 2018 ore 20:44

Un pulman di 54 persone a Vigevano per Teresio Olivelli

La cerimonia si è tenuta ieri

Sono partiti in 54 alla volta di Vigevano per assistere alla cerimonia di beatificazione di di Teresio Olivelli, alpino morto a soli 29 anni nel campo di sterminio di Hersbruck. Le celebrazioni si sono svolte sabato alle 10.30 nel palazzetto dello Sport che poteva contenere 4000 posti, quasi tutti occupati.

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Un rapporto speciale con la Valsassina

Teresio Olivelli, nato a Bellagio il 7 gennaio 1916, di madre valsassinese, ufficiale degli alpini, in Russia durante la ritirata si prodigò  nel soccorrere i suoi compagni fra cui numerosi di Cassina. Dopo l'8 settembre 1943 partecipò alla Resistenza  contribuendo alla fondazione del giornale clandestino "Il Ribelle" che veniva stampato a Lecco in via Besonda. Arrestato dai fascisti, venne  deportato e alla fine ucciso nel lager di Hersbruck il 17/1/1945. Con la Valsassina Olivelli ebbe sempre un rapporto speciale e restò legato a doppio filo alla sua gente.

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Sul bus di ieri

Sul bus - fra i 54 partecipanti alla “spedizione” - c’erano i gruppi Alpini valsassinesi rappresentati dal capogruppo della sezione di Cassina-Moggio Luigi Aldeghi, l'ANPI sezione Valsassina presieduta da Augusto Amanti, il partigiano Giancarlo Salvi (classe 1925), l'ANPI provinciale di Lecco rappresentata da Pierfranco Mastalli e Antonello Galli, il Presidente dell'associazione Nastro Azzurro Mario Nasatti, don Lucio Galbiati parroco della comunità pastorale Regina dei Monti, i sindaci Guido Agostoni di Pasturo e Roberto Combi di Cassina Valsassina, il presidente della Provincia Flavio Polano e l'onorevole Veronica Tentori. Durante la celebrazione la figura di Olivelli è stata ricordata come esempio di incarnazione dei valori dell'umanesimo cristiano. Perseguitato dai nazisti e dai fascisti, si ribellò all'odio e si prodigò nel soccorrere i suoi commilitoni, tra cui numerosi proprio di Cassina Valsassina, sempre guidato dall'amore per il prossimo, fino al sacrificio della propria vita.