Cronaca
I dati dell'osservatorio

Confindustria Lecco: i dati dei primi tre mesi dell'anno

Nel periodo gennaio-marzo al quale si riferisce la rilevazione, infatti, l’impatto della crisi era ancora nelle primissime fasi e i dati dell’Osservatorio non mostrano le ricadute che, di giorno in giorno, hanno avuto effetti sempre più pesanti.

Confindustria Lecco: i dati dei primi tre mesi dell'anno
Cronaca Lecco e dintorni, 20 Maggio 2020 ore 12:06

I dati elaborati nell'ambito dell’Osservatorio rapido sui primi tre mesi dell’anno, realizzato dai Centro Studi di Confindustria Lecco e Sondrio e Confindustria Como, tracciano un quadro di marcato rallentamento rispetto al periodo ottobre-dicembre 2019.

La dimensione reale della crisi non è pienamente quantificabile

Il giudizio prevalente rimarca infatti una diminuzione per tutti gli indicatori, ma non fotografa ancora l’estrema gravità dello stato attuale. Nel periodo gennaio-marzo al quale si riferisce la rilevazione, infatti, l’impatto della crisi era ancora nelle primissime fasi e i dati dell’Osservatorio non mostrano le ricadute che, di giorno in giorno, hanno avuto effetti sempre più pesanti. Ancora oggi, la dimensione reale della crisi non è pienamente quantificabile, nella sua estrema difficoltà; tanto più che si innesta su dati già sfavorevoli che mettono in luce criticità sul versante di ordini, liquidità, occupazione e previsioni.

Il commento del presidente Riva

"L’indagine diffusa a inizio anno aveva già fatto registrare una tendenza non positiva che avevamo commentato con preoccupazione anche guardando alla crisi della Cina, impegnata nel combattere la pandemia, e senza che potessimo ancora immaginare gli effetti devastanti che questa avrebbe avuto, dal punto di vista sanitario prima ancora che economico, sul nostro e su molti altri Paesi" commenta il Presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, Lorenzo Riva. 

“Oggi analizziamo i dati disponibili con la consapevolezza che, stante il lasso temporale al quale si riferiscono - continua Lorenzo Riva - non trasferiscono, se non con i primi cenni, i reali effetti della crisi che stiamo vivendo e che ha proporzioni di portata gravissima. Non entro nel merito di come è stata gestita l’emergenza sanitaria, ma mi limito a considerazioni che riguardano la dimensione economica: l’Italia è stata il primo Paese europeo colpito dalla pandemia e quindi quello meno preparato, ma credo che questo non giustifichi l’opacità delle indicazioni, soprattutto iniziali, e la mancanza di un piano organico per la gestione dell’emergenza, con particolare riferimento al blocco/apertura delle attività economiche e ai molti limiti delle misure iniziali per il sostegno alle imprese. Limiti che in parte vediamo ancora adesso nel Decreto Rilancio: per quanto preveda alcuni elementi adeguati, come il taglio dell’IRAP, ci sono molti punti dedicati al sostegno ma pochi al rilancio degli investimenti e del sistema economico”.

“Sicuramente non possiamo cambiare la gestione del periodo che ci siamo lasciati alle spalle, ma gli errori devono imporre un cambio di rotta e alle Istituzioni continueremo a chiedere un atteggiamento diverso e più attento all’industria - conclude Lorenzo Riva - Alla capacità di reazione, e resilienza, del sistema imprenditoriale del territorio guardo invece con molta fiducia: le preoccupazioni dovute alla scarsità degli ordini, ai problemi di liquidità, alle incertezze del mercato non ci hanno scoraggiati e le aziende stanno reagendo con coraggio allo shock, ma non possono farcela da sole e senza strategie di rilancio che guardino oltre l’immediato”.

"Mesi cruciali per verificare conseguenza crisi"

“Il tema occupazione è ovviamente molto caldo in questo periodo - evidenzia il Direttore Generale di Confindustria Lecco e Sondrio, Giulio Sirtori - e i prossimi mesi saranno cruciali per verificare le conseguenze della crisi, ancora non palesi in questa edizione dell’Osservatorio che, comunque, evidenzia un calo nelle previsioni. La cassa integrazione, pur con tutti i limiti dati dai ritardi nell’erogazione, ha sinora contribuito ad attenuare gli effetti sui lavoratori. Sicuramente le imprese stanno facendo enormi sforzi per preservare la competitività e, di conseguenza, i livelli occupazionali, ma serve un piano che guardi almeno al medio periodo per uscire da una congiuntura economica così grave”.

I dati dell'osservatorio gennaio-marzo

Le rilevazioni per le province di Lecco e Sondrio evidenziano, per quanto riguarda la domanda, giudizi prevalenti in riduzione per entrambi i mercati geografici di riferimento. La domanda interna è in diminuzione per il 63% del campione, stabile per il 20,3% e in aumento per il 16,7%. Per quanto riguarda l’export si registra invece un rallentamento per un’azienda su due (51%), livelli stabili per il 28,6% mentre una crescita per il 20,4%.

L’attività produttiva è in diminuzione per il 61,5% del campione, resta su livelli invariati per il 23,1% mentre aumenta per il restante 15,4%. La capacità mediamente impiegata tra gennaio e marzo 2020 si attesta al 66,6%, anche in questo caso al di sotto di quanto esaminato nell’ambito della precedente edizione dell’Osservatorio congiunturale (78,2% per il secondo semestre 2020). Si confermano le differenze esaminate a livello dimensionale, con le realtà di piccole dimensioni che mostrano un utilizzo medio degli impianti (62,5%) inferiore a quanto registrato per le realtà più grandi (70,1%).

Per il fatturato registra infatti prevalenza di indicazioni di diminuzione, segnalate nel 64,8% dei casi, rispetto a quelle di stabilità (18,5%) e di aumento (16,7%).

Le previsioni confermano una generale contrazione del business rispetto a quanto esaminato tra gennaio e marzo. Nel 72,2% dei casi, infatti, si attende un rallentamento, nel 18,5% un quadro stabile mentre nel restante 9,3% una crescita. Per quanto riguarda le aspettative sull'utilizzo della capacità produttiva tra aprile e settembre, il 41,5% delle realtà lecchesi e sondriesi rivela una diminuzione, il 52,8% segnala livelli stabili mentre il restante 5,7% confida in una crescita. L’orizzonte di visibilità degli ordini risulta sufficiente a garantire l’attività per un periodo di poche settimane per il 31,4% del campione, di qualche mese per quasi una realtà su due (49%) mentre per oltre un trimestre nel restante 19,6%.

Il giudizio formulato riguardo le condizioni praticate dagli Istituti di credito si conferma principalmente orientato alla stabilità (84,9%), nonostante si rilevi un peggioramento per oltre una realtà su dieci (13,2%) e un miglioramento per il restante 1,9% del campione. Per quanto riguarda i giudizi espressi riguardo la liquidità, il 41,5% delle aziende indica una situazione nella norma, il 35,8% segnala un quadro migliorabile mentre il restante 22,7% rivela soddisfazione.

L’occupazione è ritenuta stabile dal 74,1% del campione, in diminuzione dal 22,2% mentre in aumento dal restante 3,7%. A livello previsionale, il 64,8% dei giudizi si conferma improntato alla stabilità, il 33,3% indica una diminuzione mentre il restante 1,9% riguarda l’aumento.