Commosso addio a papà Giorgio Panzeri, "Insegna agli angeli a girarsi in un fazzoletto"
Mattoni ai piedi della bara, come simbolo della voglia e della capacità di costruire il bene che aveva Giorgio Panzeri

Mattoni ai piedi della bara, come simbolo della voglia e della capacità di costruire il bene che aveva Giorgio Panzeri. Quei mattoni, posti nella chiesa di Rancio di Lecco, dove oggi, giovedì 3 aprile, sono stati celebrati i funerali del papà strappato alla vita a soli 46 anni dopo una breve malattia, rimarranno come segno e come stimolo per gli altri a continuare sul cammino di generosità tracciato dallo storico volontario del Tagme.
Commosso addio a papà Giorgio Panzeri
Commovente la cerimonia che è stata celebrata da don Walter Maggioni e da don Davide Caldirola, ex vicario dell’oratorio, quando Giorgio, giovanissimo, lo frequentava. Hanno partecipato anche don Emilio Colombo, parroco di Brivio, e don Marco Bassani, responsabile della pastorale migranti della zona terza.
"Le letture che abbiamo ascoltato sembrano un richiamo alla vita di Giorgio. San Paolo, nella prima lettura, dice: 'Siate lieti' e lo ripete due volte. Ma è difficile, se non impossibile, esserlo in alcuni momenti della vita, come quello che stiamo vivendo - ha detto don Davide durante l'omelia - Poi continua: 'Siate amabili, affabili, empatici'. Questi sinonimi sono sempre stati come cardini nella vita di Giorgio, per questo oggi siamo in tantissimi, poiché, tramite la testimonianza di Giorgio, sono entrati nei nostri cuori. San Paolo prosegue: 'Non angustiatevi', poiché l'angoscia esclude e spegne il bene che c'è in noi. Cerchiamo questo bene, e Giorgio era un mondo intero di bene. Questa morte che Dio ci presenta è una prova, ma noi dobbiamo accoglierla con amabilità, come ricevessimo un seme che diventerà poi pane. Non pensiamo al tempo che passerà per farlo, poiché non morirà, anzi, diventerà un regalo per le persone che lo hanno conosciuto e amato. Giorgio, che ha accolto nella sua vita il seme di Dio come dono, facendosi lui stesso dono. La parola 'addio' significa anche 'a Dio', perciò la tristezza diventerà gioia quando incontreremo nuovamente Giorgio".
"Era il filo rosso che univa il gruppo"
"Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile.' Ci piace ricordare il nostro amico Giorgio con questa frase di San Francesco d'Assisi – ha letto Pier Luigi Angioletti a nome degli amici del Tagme al termine della cerimonia – Forse perché alle volte era 'impossibile' collaborare con lui senza brontolare, ma sicuramente ciò che non era impossibile capire erano e sono la sua bontà di cuore e la sua voglia di fare. Darsi da fare, mattone su mattone. E di fare, mattone su mattone, ne è stato fatto tanto. Pensiamo soprattutto agli amici della Guinea Bissau, ma anche ad altre realtà come Mir Sada, la Siria, le scuole nei villaggi, i pozzi, la casa sulla Roccia... e potremmo andare avanti. Sì, Giorgio è stato ed è una delle fondamenta della nostra associazione, non possiamo negarlo. Sempre disponibile nel mettersi in gioco, anche quando l'umore sembrava non esserlo oppure quando si perdeva nelle cose pratiche, ma sempre pronto a dare una mano e a sorprendere, nell’impossibile. Era il filo rosso che univa il gruppo, così da rendere quello che spesso si credeva impossibile una concreta testimonianza del 'darsi da fare'. Nella vita, come diceva il nostro padre Roby, siamo chiamati ad essere Segni. I Segni che Giorgio ci lascia sono molti. Sono la testimonianza di una vita bella, da custodire, in ogni momento, fino all'ultimo respiro. Sono segni di amicizia, di atmosfere scoppiettanti, di allegria, di solidarietà, di fratellanza, di onestà, di amore. Possiamo dire, oggi più che mai, di pace."
"Insegna agli angeli a girarsi in un fazzoletto"
Straziante il ricordo letto dal fratello Marco: "Si fanno corsi per primeggiare, imporsi sugli altri. Tu hai dato a chi ti circondava il tuo naturale atteggiamento, lezioni di umiltà, di pacatezza e di comprensione, ma soprattutto non ti ho mai, mai sentito lamentare per qualsivoglia motivo o problema personale, incredibilmente anche in quest’ultimo anno. Sei stato un esempio silenzioso e te ne sono grato. Quando una persona se ne va c'è sempre rimpianto di avergli detto tante cose. Per questo, come dice un artista, si dovrebbero fare dei funerali da vivi. Per questo voglio anche dire che tu sei stato un uomo eccezionale anche grazie alla fortuna di avere due genitori immensi, due persone con un cuore puro, di natura generosa all'inverosimile e sempre a disposizione di chiunque abbia bisogno, in maniera spontanea e gratuita. Penso che anche gente come il Papa o Gandhi abbiano qualcosa da imparare da voi, sono serio. Persone buone, semplici e gentili come Giorgio, come Valeria, come lo è e lo sarà di sicuro Michele, come Ambrogio, Carla, i tuoi amici Matteo, Federico, Raffaele e tutti gli altri del Tagme. Possiamo solo ringraziarti, non c'è neanche bisogno di chiederti di proteggere tutte queste persone, l'hai sempre fatto e lo stai già facendo. Ciao Giorgio, insegna agli angeli a girarsi in un fazzoletto".
Mario Stojanovic