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Chi ha diritto ai tamponi? Lo spiega l’assessore regionale

E' in corso l'attivazione di una rete in cui i medici di base saranno protagonisti.

Chi ha diritto ai tamponi? Lo spiega l’assessore regionale
Lecco e dintorni, 28 Marzo 2020 ore 18:33

Chiarezza sui tamponi per fugare le polemiche che soprattutto in Lombardia (anche nel Meratese) continuano a caratterizzare l’emergenza sanitaria da Coronavirus. A spiegare nello specifico le procedure è stato, prima di elencare i dati dei contagiati nella conferenza stampa di oggi, sabato 28 marzo, l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera.

Tamponi solo ai sintomatici

“Vogliamo fare chiarezza definitivamente sui tamponi – ha esordito l’assessore Gallera in videoconferenza – Abbiamo sempre detto che su questo tema ci affidiamo alla scienza: le decisioni vengono assunte dai comitati scientifici che sono istituti dal Governo nazionale e quindi sono il nostro punto di riferimento. Le linee guida dicono di fare i tamponi sono ai sintomatici: è una decisione del Consiglio superiore della sanità, ribadita anche dall’Oms. Gli screening di massa sarebbero inappropriati e non funzionali, quindi in Regione Lombardia non abbiamo mai pensato di fare tamponi a tappeto, perché dobbiamo attenerci a quello che ci dicono i comitati scientifici. Inizialmente avevamo tre ospedali in grado di processare i tamponi, oggi siamo a 22 e siamo in grado di arrivare a circa 5mila processi giornalieri. Fino a oggi abbiamo fatto 102mila tamponi, siamo la regione che ne ha fatti più di tutti”.

Gli operatori sanitari

Diverso invece il discorso per chi lavora negli ospedali. “Quello degli operatori sanitari è un aspetto importante – ha sottolineato Gallera – Appena la loro temperatura arriva sopra i 37,5°C vengono sottoposti a tampone. Nella stessa delibera regionale che regolamenta questa procedura, abbiamo predisposto che a tutti i medici di medicina generale sia garantita l’effettuazione del tampone”.

I pazienti “ibridi”

C’è però tutto un cosiddetto mondo sommerso di pazienti che si trovano a casa con sintomi da contagio (febbre, tosse, perdita del gusto, dolori alle ossa, difficoltà respiratorie più o meno accentuate), che non vengono visitati dai medici di base e ai quali il numero verde suggerisce di chiamare il 112 solo in caso di grave necessità. In alternativa, di rimanere a casa, in autoisolamento, nell’attesa che passino i sintomi. Ed è proprio qui che Regione Lombardia intende agire con maggiore efficacia. “Come facciamo a prenderci cura di queste persone? – si è chiesto l’assessore Gallera – Stiamo organizzando una rete, che in alcune zone come la Bergamasca è già partita, in modo che i medici di medicina generale possano effettuare delle consultazioni telefoniche con i propri assistiti che abbiano un’alterazione febbrile e con i soggetti fragili. Appena il medico riterrà che il paziente avrà bisogno di una visita più approfondita, ecco che allora attiverà un’unità speciale di continuità assistenziale. Da oggi è partito in Bergamasca un rafforzamento della Val Seriana e da lunedì partirà anche a Brescia, Montichiari e Orzinuovi, cioè nelle zone maggiormente critiche. Se la persona contagiata ha necessità di isolarsi perché a casa non può farlo, allora viene trasferita in alcune strutture di sorveglianza, indicativamente saranno degli hotel”.

 

 

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