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Grave situazione nella Rsa di Lecco

Casa di riposo Airoldi e Muzzi: 46 decessi dal 20 febbraio

"Dobbiamo purtroppo registrare il permanere di una situazione di grande criticità che interessa molti degli ospiti degli Istituti. Tutti gli operatori stanno vivendo una dimensione di impotenza che sembra vanificare gli sforzi fatti e l’aumento del numero dei decessi ne sta mettendo a dura prova la tenuta psicologica"

Casa di riposo Airoldi e Muzzi: 46 decessi dal 20 febbraio
Cronaca Lecco e dintorni, 20 Aprile 2020 ore 17:36

“In questo periodo di emergenza abbiamo messo quotidianamente in atto tutti gli sforzi possibili per offrire le migliori condizioni di sicurezza e salute agli ospiti e a tutto il personale degli Istituti, compatibilmente alla gravità della sfida che stiamo insieme fronteggiando. Fin dall’inizio della crisi sanitaria l’attenzione clinico-assistenziale è stata intensificata, molto più di quanto ordinariamente si sia sempre fatto, con l’impegno responsabile e l’abnegazione da parte di tutti i Medici di Residenza, delle equipe di cura dei nuclei abitativi e di tutto il personale dei servizi generali. Nonostante questo, dobbiamo purtroppo registrare il permanere di una situazione di grande criticità che interessa molti degli ospiti degli Istituti. Tutti gli operatori stanno vivendo una dimensione di impotenza che sembra vanificare gli sforzi fatti e l’aumento del numero dei decessi ne sta mettendo a dura prova la tenuta psicologica.” E’ una situazione critica quella descritta dai  responsabili della Casa di riposo Airoldi e Muzzi di Lecco. Un dramma quotidiano che coinvolge gli ospiti e le loro famiglie  e allo stesso tempo tutti i lavoratori della Rsa di Germandeo.

 

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Casa di riposo Airoldi e Muzzi: 46 decessi dal 20 febbraio

Dal 20 febbraio, data che viene usata dall’ATS Brianza per il monitoraggio dell’emergenza, al 17 aprile 2020, all’ Airoldi e Muzzi sono stati registrati  46 decessi (la serie storica attesta una media bimestrale di decessi di circa 20 persone), di cui n. 1 Covid-19 accertato, n. 16 riconducibili a sintomatologia Covid-19. Alcuni degli ospiti che hanno attraversato momenti critici, ora stanno meglio. “Struggimento, smarrimento e paura, sono le sensazioni e le emozioni che in questi giorni accomunano il personale di cura e i familiari che, ormai da quasi due mesi, soffrono per l’impossibilità di far visita ai loro cari e di restare loro accanto, se non per brevissimi momenti, nell’istante del commiato – spiegano dalla Rsa –  Abitualmente ci prendiamo cura dei nostri ospiti sapendo di poter contare sulla fiducia e il sostegno dei familiari a cui ci sostituiamo nelle quotidiane attività di accudimento e di vicinanza.
In questi due mesi abbiamo cercato di mantenere vive le relazioni con i familiari attraverso telefonate, videochiamate e posta elettronica, consapevoli dei limiti di questi strumenti nel compensare la lontananza fisica imposta dall’emergenza. Temiamo che il protrarsi di questa situazione e l’aumento dei decessi potrebbe interrompere il clima di fiducia con cui le famiglie ci affidano i loro cari perché siano accuditi e curati nel migliore dei modi. Il venir meno di questa fiducia o il non poter contare sul sostegno dei familiari, renderebbe ancora più difficile e gravoso l’impegno di tutto il personale che in questi giorni si sta spendendo senza risparmiarsi, anche a rischio della propria salute”.

Misure di isolamento e tamponi ospiti all’ Airoldi e Muzzi

 

“La comparsa di sintomi riferibili a infezione da Covid-19 negli ospiti di un nucleo abitativo in data 15 marzo ad andamento subitamente epidemico, ci ha fatto assumere un atteggiamento precauzionale, disponendo l’immediato isolamento in camera degli ospiti affetti e l’isolamento del nucleo abitativo.
Le disposizioni allora vigenti, che prevedevano la possibilità di eseguire i tamponi esclusivamente su pazienti ospedalizzati, non hanno consentito di procedere all’esecuzione di tamponi sugli ospiti della nostra struttura.
Abbiamo pertanto proseguito l’assistenza considerando gli ospiti come se fossero tutti possibili portatori di infezione e proseguendo con l’isolamento precauzionale in tutti i nuclei, adottando per tutti gli operatori i DPI specifici per reparti Covid-19, potenziando il distanziamento sociale e l’adozione di mascherine per gli ospiti, se tollerate.
Nonostante le indicazioni regionali (DGR 3018/30 marzo) che hanno dato la possibilità di eseguire tamponi sugli ospiti non si è ritenuto opportuno procedere in tal senso restando in essere le misure di protezione e precauzione.
Questa decisione, maturata anche in seguito all’esperienza in atto con i tamponi del personale, è sostenuta da un lato dalla difficoltà di approvvigionamento dei tamponi stessi e dall’altro dalla non tempestività della refertazione, causata dalla condizione di affanno dei laboratori. Il ritardo nell’acquisizione degli esiti renderebbe, peraltro, inefficace qualsiasi strategia di gestione dei casi sospetti. Pertanto si ritiene e si è ritenuto prudenziale agire come se tutti gli ospiti fossero gravati da infezione.

 

Personale

Nonostante l’attivazione da parte di ATS Brianza di una nuova procedura per ottenere i tamponi e per i risultati delle loro analisi, permane la difficoltà di acquisirne un numero adeguato per le necessità della nostra struttura e per la tempistica della comunicazione dell’esito.
Ad oggi sono stati sottoposti a tampone n. 61 dipendenti, di questi n. 26 sono risultati negativi, n. 5 debolmente positivi, n. 15 positivi. Per n. 15 dipendenti si è in attesa dell’esito. Alcuni dipendenti sono rientrati in servizio dopo riscontro di doppio tampone negativo (n. 14).
Permane alto il numero del personale assente per malattia, n. 94 operatori su un totale di n. 379 dipendenti in organico. Ci siamo attivati per la ricerca di nuove figure da inserire per le attività assistenziali (già 4 persone sono state assunte negli ultimi giorni).

In considerazione del particolare momento di fatica, non solo fisica, che tutto il personale di cura sta vivendo in queste giornate di emergenza, ha preso avvio un servizio di ascolto e sostegno psicologico.
Il servizio, reso possibile dalla disponibilità della Fondazione don Silvano Caccia Onlus, è rivolto non solo al personale di cura, ma anche ai familiari degli ospiti che lo desiderassero.
Già 6 dipendenti hanno iniziato ad usufruirne”.