Senza Englaro nessuna legge sul biotestamento

Marco Cappato, ospite a Lecco, ha commentato così il risultato ottenuto in Parlamento

Senza Englaro nessuna legge sul biotestamento
Lecco e dintorni, 30 Gennaio 2018 ore 18:22

“Non ci sarebbe stata alcuna legge biotestamento senza Englaro, Fabo e Welby”. Parola di Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni. Il leader radicale è intervenuto sulla questione a margine della conferenza stampa che stamattina ha presentato i quattro candidati lecchesi alle regionali nella lista + Europa con Emma Bonino.

Gli italiani a favore del biotestamento

“In Italia non c’è democrazia” ha asserito Cappato. Ed è certo che senza le storie di Eluana Englaro, Dj Fabo e Piergiorgio Welby, “nonostante la maggior parte dei cittadini italiani fosse a favore”, del testamento biologico il Parlamento non avrebbe mai discusso. “E’ la dimostrazione che per fare andare le cose avanti in Italia è necessaria la nostra militanza politica. Un’azione non violenta” ha concluso Cappato.

Elezioni, uno strumento per creare libertà

“Le elezioni non sono un obiettivo, ma uno strumento per creare nuove libertà”  ha aggiunto. “Da noi ci sono persone che trascorrono la vita a fare politica pur senza essere state elette ad una poltrona. E’ la grande differenza tra le liste composte da persone militanti e quelle dove si entra solo se viene garantito uno stipendio”.

Marco Cappato resta in attesa della sentenza nel processo che lo vede imputato per aiuto al suicidio perché nel febbraio scorso accompagnò Fabiano Antoniani, tetraplegico e cieco, a morire in una clinica svizzera. Il pm ha chiesto la sua assoluzione e, in subordine, ha chiesto anche di inviare gli atti alla Corte Costituzionale perché valuti la legittimità dell’articolo del codice penale che prevede l’aiuto al suicidio.

«La considerazione finale di questa Procura – ha spiegato  il pm   Tiziana Siciliano – è che non esistono diritti assoluti, che prevalgono sugli altri, ma nella Costituzione sono tutti bilanciati. Il diritto alla dignità della vita e della morte è pari, secondo noi, a tutti gli altri».

La sentenza è attesa per il prossimo 14 febbraio

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