81esimo anniversario

Lecco ricorda gli scioperi del 7 marzo e il sacrificio di chi ha lottato per una pace che ancora oggi cerchiamo

Toccante cerimonia organizzata da Comune, Provncia, Cgil, Cisl, Uil e Anpi provinciale di Lecco

Lecco ricorda gli scioperi del 7 marzo e il sacrificio di chi ha lottato per una pace che ancora oggi cerchiamo
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Anche quest’anno CGIL Lecco, CISL Monza Brianza Lecco, UIL Lombardia Coordinamento Territoriale Lario, ANPI provinciale Lecco, Provincia di Lecco e il Comune di Lecco hanno celebrato l’anniversario degli scioperi del 7 marzo 1944 a Lecco, durante i quali 26 tra operai e operaie lecchesi vennero arrestati e deportati nei campi di concentramento, con la sola colpa di aver chiesto condizioni di vita migliori e la fine dell’occupazione nazifascista. Di questi, soltanto 7 riuscirono a tornare a casa; 19 morirono nei lager, insieme a un’altra ottantina di lecchesi deportati per altre ragioni.

Lecco ricorda gli scioperi del 7 marzo e il sacrificio di chi ha lottato per una pace che ancora oggi cerchiamo

La cerimonia di oggi, giovedì 6 marzo 2025, è iniziata alle 8.30 con la Santa Messa nella chiesa “SS. Martiri Gervaso e Protaso”, celebrata da monsignor Gianni Cesena. Presenti i rappresentanti sindacali, il numero uno di ANPI Enrico Avagnina, il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni, il consigliere provinciale Antonio Pasquini e il questore Stefania Marrazzo.

Al termine della celebrazione eucaristica, il tradizionale corteo ha sfilato lungo corso Matteotti e via Castagnera sino a giungere al Parco 7 Marzo di corso Matteotti, dove si è svolto un momento di raccoglimento che ha visto anche la partecipazione del prefetto Sergio Pomponio.

È stato il presidente Avagnina a ricostruire i tragici momenti: "Dall'inizio del 1943 fino all'aprile del 1945, l'iniziativa dei lavoratori segnò momenti decisivi della lotta di Liberazione. Furono gli scioperi del '43 e del marzo 1944 a chiarire la scelta antifascista del popolo italiano e a saldare la lotta sociale con le azioni delle formazioni partigiane. Ha scritto Ernesto Ragionieri che proprio in questo intreccio di scioperi, guerriglia, azione militare e rivendicazioni sociali risiede il tratto peculiare e distintivo della Resistenza italiana".

Il 1° marzo 1944, a Torino, inizia lo sciopero generale nelle fabbriche. A Lecco sono iniziati i preparativi per lo sciopero: il 7 marzo è la data stabilita per l'inizio delle agitazioni, contro la guerra e per il pane. Alla Badoni, alla Bonaiti di Castello, alla File, all'Acciaieria del Caleotto e all'Arlenico, gli operai entrano ma attuano lo sciopero bianco, cioè si sta in fabbrica, ma non si lavora. La reazione allo sciopero non si fa attendere, ma non sono i tedeschi a intervenire, bensì i repubblichini. Guidati dal capo dei fascisti di Como, entrano nelle fabbriche, arrestano 3 operaie e operai (ben 31 alla Bonaiti) e li portano legati alla stazione ferroviaria. Degli arrestati, ne verranno deportati 26 (22 dalla sola Bonaiti). Tra loro 5 operaie: Regina Aondio, Emma Casati, Elisa Missaglia, Antonietta Monti e Agnese Spandri. Dei 26 deportati, 19 non ritornarono, a riprova delle condizioni di vita e di trattamento nei lager nazisti. Il più anziano aveva 54 anni, il più giovane 17, e tra loro c'era anche l'operaia Emma Casati. In sette riuscirono a salvarsi.

"A queste lavoratrici e lavoratori va la nostra più grande gratitudine e riconoscenza, e lo possiamo fare difendendo e continuando a costruire la Memoria di questi avvenimenti - ha proseguito Avagnina - Una costruzione che "i salvati" come Regina Aondio, Elisa Missaglia, Pino Galbani (presente oggi il fratello Luigi) hanno iniziato anni fa, non senza sofferenza, dedicandosi generosamente a raccontare alle nuove generazioni queste tragiche esperienze".

"Regina, come Pino Galbani e come tutti i deportati che sono riusciti a salvarsi, per molti anni hanno sofferto in silenzio, senza riuscire a raccontare, con il solo desiderio di voltare pagina. Poi, in tempi diversi, e molte volte – come confessò Pino – di fronte al ripresentarsi di fenomeni di razzismo, fascismo o negazionismo, hanno sentito l'insopprimibile bisogno di raccontare, raccontare a tutti, ma soprattutto nelle scuole e alle nuove generazioni, per allontanare la fine della tregua. Oggi, quando i testimoni diretti ci hanno lasciato (la scorsa settimana ci ha lasciato l'ultima staffetta, Carla Roi di Dorio), questo bisogno-dovere di raccontare è un impegno che, come Associazione, riteniamo nostro: è il nostro respiro quotidiano. Un compito che cerchiamo di assolvere con la continua costruzione di un calendario civile sulle date e i luoghi del nostro territorio, che motivano la medaglia d'argento alla città di Lecco per il contributo delle sue genti alla Resistenza. Oggi, nella confusione delle dichiarazioni, nell'accavallarsi delle posizioni, siamo portati a pensare di essere minoranza nel credere nella possibilità di continuare a perseguire una politica di pace e, perché no, di disarmo. Ma come ANPI, anche forti di quelle parole delle operaie e operai di Lecco – "siamo stufi..." – ci impegniamo nella costruzione di un'alleanza trasversale pacifista, per rilanciare un'altra idea dell'U.E. Grazie a questi nostri caduti, noi oggi siamo quelli "dell'Italia che ripudia la guerra.." e vogliamo diventare quelli "dell'Europa che ripudia la guerra...".

"Sono passati oltre 80 anni da quell’evento, e il suo insegnamento è duplice – ha sottolineato il sindaco di Lecco, Mauro Gattinoni – Il coraggio delle persone semplici: operai che chiedevano un salario giusto e la fine della guerra, disposti a sacrificare la loro vita per questi ideali, e l’arroganza del potere, che si manifesta ancora oggi. Attraverso la memoria, impariamo a far nostro il coraggio di queste persone semplici per contrastare il potere arrogante".

La cerimonia è poi proseguita in sala Ticozzi con la testimonianza di Alessandra Anghileri, presidente del Comitato Provinciale di Lecco dell'Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra (ANFCDG), che si è rivolta ai tanti studenti presenti in sala e, in particolare, ai giovani del Bertacchi che nel 2024 hanno effettuato il Viaggio della Memoria e che, durante la cerimonia, hanno letto alcuni brani della nostra Carta Costituzionale.

"Rappresento i parenti di tutti i deportati e, dopo tanti anni, purtroppo la pace non c’è ancora. Noi non siamo capaci di volerci bene. Sembrerebbe che i morti non siano bastati a nulla. La pace è il sacrificio di tutte queste persone. Voi siete giovani e avete la forza per impedire che tutto questo accada di nuovo. I pochi sopravvissuti sono spaventati per ciò che sta accadendo ora. Ricordate: non dovete mai seguire una voce solo perché grida più forte. Se urla, significa una cosa sola: 'Armatevi e partite'".

A chiudere, la commemorazione, prima del canto "Bella Ciao" eseguito del coro Giovani Cantori di Lecco diretto dal maestro Giuseppe Caccialanza,  è stato Roberto Frigerio, Segretario UST CISL Monza Brianza Lecco, per conto delle Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL. "Sosteniamo uniti l'ideale di Pace senza strumentalizzazioni e vessilli di parte, con l'idea che bisogna dare voce a un popolo che è molto più avanti delle istituzioni che lo rappresentano, che vive il sentimento europeo e percepisce il pericolo che questo progetto, che sogno non è, possa essere definitivamente distrutto da nuovi imperialismi esterni e da estremismi interni. Perchè questo non accada dobbiamo innanzitutto riaffermare il sostegno incrollabile all'Ucraina e con esso alla libertà, alla democrazia, alla difesa del diritto internazionale e alla libera autodeterminazione dei popoli".

Mario Stojanoivic

 

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