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Officina Badoni, a toccante testimonianza di Yusuphe sulle migrazioni tra dolore, resilienza e speranza

Una serata tra arte e parole che restituisce volti e storie alle migrazioni, trasformando numeri in emozioni e dignità umana

Officina Badoni, a toccante testimonianza di Yusuphe sulle migrazioni tra dolore, resilienza e speranza

Una serata carica di emozione, ascolto e riflessione ha animato giovedì 19 febbraio 2026 gli spazi di Officina Badoni a Lecco, trasformati per l’occasione in un luogo di incontro sul tema delle migrazioni, della memoria e della dignità umana. Organizzato dall’Associazione OGVN e dall’associazione culturale R-Evolution, in collaborazione con ResQ Valmadrera, l’evento ha offerto alla comunità lecchese una testimonianza diretta di ciò che spesso resta assente nel dibattito pubblico: la voce di chi ha vissuto in prima persona il viaggio migratorio.

Officina Badoni, una serata per dare voce alle migrazioni: il racconto di Yusuphe supera i numeri

Protagonista della serata è stato Yusuphe, che ha raccontato il proprio percorso iniziato in Gambia, proseguito attraverso il deserto del Sahara e culminato in Libia, un territorio in cui molti migranti subiscono detenzioni arbitrarie, violenze e privazioni prima di tentare la traversata del Mediterraneo verso l’Europa. Dopo quello che lui stesso ha definito «un viaggio di dolore e paura», Yusuphe ha raccontato con lucidità e forza emotiva come è riuscito ad arrivare a Lecco, dove ora vive e lavora per ricostruire la propria esistenza e costruirsi un futuro in Italia.

La testimonianza non si è limitata a ripercorrere una sequenza di tappe geografiche, ma ha cercato di restituire la dimensione umana di un fenomeno che troppo spesso viene ridotto a numeri o strumentalizzato nei dibattiti politici. In un momento storico in cui migliaia di migranti attraversano il Mediterraneo su rotte pericolose, con centinaia di vittime ogni anno, ascoltare una voce reale ha significato restituire volti e storie a statistiche che rischiano di apparire astratte. Secondo dati di agenzie internazionali, la Libia continua a essere uno dei principali punti di partenza o transito per i flussi verso l’Europa, con centinaia di migliaia di persone rimaste nei centri di detenzione e migliaia di arrivi irregolari ogni anno.

A fare da cornice alla narrazione di Yusuphe è stato un gesto artistico simbolico: l’artista Gianluca Perri, in arte d.mace10, ha realizzato un’opera pittorica dal vivo, lasciando che colori e forme nascessero in dialogo con le parole dell’intervento. Il quadro, che ha accompagnato l’intensità della testimonianza, è stato poi donato a Yusuphe come segno di riconoscimento, rispetto e restituzione.

Per gli organizzatori la scelta di unire racconto e arte non è stata casuale: l’intento era creare uno “spazio di consapevolezza”, in cui cultura, impegno civile e creatività si intrecciano per costruire una narrazione diversa, più autentica e umana, dei fenomeni migratori. Una forma di ascolto collettivo che ha coinvolto il pubblico presente, invitato non solo ad assistere, ma a riflettere sul significato profondo di un percorso di vita segnato da difficoltà estreme, ma anche da resilienza e speranza.

La serata ha quindi assunto un valore doppio: da un lato ha dato voce a chi ha attraversato fisicamente frontiere rischiose in cerca di sicurezza e opportunità; dall’altro ha invitato a superare semplificazioni e pregiudizi, mettendo in primo piano la dignità umana. Come hanno sottolineato gli organizzatori, eventi del genere non sono solo occasioni di testimonianza, ma momenti in cui una comunità può interrogarsi su valori condivisi e su come accogliere e integrare chi, come Yusuphe, porta con sé ferite, storie e sogni.

Una serata che ha parlato di ferite e rinascite e che, per chi c’era, ha lasciato il segno: una narrazione che va oltre i titoli di cronaca, restituendo umanità a un fenomeno globale che ci riguarda tutti.