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Lecco

Le sale civiche del Comune intitolate alle donne: aperto un sondaggio

E' possibile esprimere la preferenza tra Piera Badoni, Alba Caprile, Francesca Ciceri, Carla Ferracini, Elena Gandolfi, Antonietta Nava, Zaira Spreafico, Carla Zanetti e Gabriella Zanini

Le sale civiche del Comune  intitolate alle donne: aperto un sondaggio
Attualità Lecco e dintorni, 17 Marzo 2022 ore 15:35

In occasione del mese che ospita la Giornata internazionale dei diritti della donna, una nuova iniziativa promossa dagli assessorati alla Comunicazione e rapporti con i cittadini e alle Pari opportunità. Il Comune di Lecco intende infatti intitolare le proprie sale civiche a personaggi femminili legati alla storia della città e del territorio. Nell'individuazione dei nomi da attribuire a questi luoghi simbolo di partecipazione, è alla cittadinanza che l'Amministrazione comunale si rivolge, attraverso un sondaggio, con il quale è possibile esprimere le proprie preferenze tra nove importanti donne, scelte d'intesa con la commissione comunale per le pari opportunità e con le associazioni collegate del territorio: Piera Badoni, Alba Caprile, Francesca Ciceri, Carla Ferracini, Elena Gandolfi, Antonietta Nava, Zaira Spreafico, Carla Zanetti e Gabriella Zanini. Il form consente inoltre di proporre nomi alternativi di donne, non più in vita, che si siano distinte e che abbiano avuto un profondo legame con la città di Lecco. Sarà possibile dare il proprio contributo fino al 31 marzo.

Le sale civiche del Comune di Lecco intitolate alle donne: aperto un sondaggio

"La scelta di intitolare le sale civiche della città alle donne simbolo del territorio vuole essere un riconoscimento al valore del protagonismo femminile - afferma l'assessore alla Comunicazione e ai rapporti con i cittadini del Comune di Lecco Alessandra Durante -. Le sale civiche rappresentano il luogo della partecipazione e come Amministrazione desideriamo ribadire la convinzione e l'impegno a favorire e rafforzare il ruolo da protagoniste delle donne, senza che questa partecipazione debba essere costantemente messa in competizione con le scelte di vita personale e familiare. Senza una vera e pari partecipazione delle donne nei vertici aziendali, nelle cariche pubbliche, sui tavoli di confronto locali, nazionali e internazionali, le riflessioni, le decisioni, le istanze di cui la politica si fa portavoce non potranno mai considerarsi realmente complete".

"Accanto a poche donne celebrate e di successo ce ne sono molte altre che devono combattere quotidianamente per vedere riconosciuta il proprio talento e la propria creatività - sottolinea l'assessore alle pari opportunità Renata Zuffi . La storia è piena di esempi al femminile che hanno segnato un solco, lasciato un segno, capace di cambiare il mondo in meglio, anche il nostro territorio è ricco di tali esempi e noi vorremmo contribuire a ricordarli".

Antonietta Nava (1912-2005)

Era il febbraio 2005, quando moriva la professoressa Antonietta Nava; aveva 93 anni e da sempre risiedeva in piazza XX Settembre. Per 46 anni è stata insegnante e preside; è stata, pure, vice sindaco ed assessore comunale. Antonietta Nava era entrata per la prima volta in Consiglio Comunale con le elezioni del febbraio 1957; ottenne un notevole successo personale di consenso, con 500 preferenze. Era l’unica donna eletta, non solo della lista DC, che ebbe 19 seggi, ma dell’intero Consiglio comunale che ne contava 40. Nominata assessore alla Pubblica Istruzione nella Giunta del sindaco Luigi Colombo (1955-1958), rimase con tale incarico anche con il sindaco Angelo Bonaiti (1958-1962). Divenne vice sindaco nel dicembre 1962 quando, alle dimissioni di Bonaiti, fu nominato primo cittadino Alessandro Rusconi; è rimasta vice sindaco ed assessore sino al giugno 1970, rieletta nel 1964, con la prima Giunta di centrosinistra, DC-PSI, al Comune di Lecco. Nei suoi anni di assessorato vennero inaugurate le nuove scuole elementari di via Ongania e del quartiere Chiuso, quest’ultima dedicata ai cinque fratelli garibaldini Torri Tarelli. Vi furono ristrutturazioni ed ampliamenti di altri complessi scolastici delle medie e delle superiori. Notevole è stato il bilancio dell’attività culturale nel settore dei civici musei, con il conservatore Antonio Balbiani. Nel 1965 è stata inaugurata, presso la Torre Viscontea di piazza XX Settembre, la Civica Galleria d’Arte. Il 25 aprile 1970 venne inaugurata presso la Torre Viscontea la sala della Resistenza. Ma si deve alla passione ed all’impegno di Antonietta Nava, soprattutto, l’acquisto, da parte del Comune di Lecco, della Villa Manzoni al Caleotto. Divenne di proprietà comunale nel 1963/1964, acquistandola dagli eredi della famiglia Scola che l’aveva acquistata dai Manzoni. Venne inaugurato ufficialmente come villa comunale nel 1966, dopo i primi lavori di sistemazione e mentre prendevano avvio altri interventi nell’ala dei rustici, dove è stato ricavato il salone delle scuderie. Nel periodo dell’assessorato di Antonietta Nava vennero organizzate a Lecco diverse edizioni del Congresso di Studi Manzoniani, in collaborazione con il Centro Studi di Milano presieduto dal prof. Claudio Cesare Secchi. È stata l’animatrice organizzativa di due manifestazioni civiche che rimangono nella storia locale: quella del 1958 per i 110 anni di Lecco città e quella del 1961 per il centenario dell’Unità d’Italia. Entrambe ebbero luogo nel cortile centrale del Municipio di piazza Diaz. Nel 1958 venne anche inaugurata la lapide che si trova sotto il portico sul lato destro: ricorda la promozione del borgo di Lecco a città, nell’anno risorgimentale 1848. Antonietta Nava, in un’intervista del 1999, in cui raccontava la sua vita, i suoi ideali e la sua persona, dichiarò: “Ho amato tutti i miei studenti; ho creduto e credo nella scuola. Se avessi dovuto scegliere tra l’insegnamento ed il Comune, non avrei avuto dubbi. Ma ho vissuto entrambe le esperienze come un servizio. Scrissero che non mi sono sposata per un amore non corrisposto. Ho avuto, è vero, un’inclinazione per un uomo che non si è accorto di me. Ma in realtà non ho mai avuto tempo per formarmi una famiglia”.

Elena Gandolfi (1945-2003)

Nasce a Lecco, da famiglia antifascista; il padre Enrico, collaboratore di Mattei, era stato protagonista della Resistenza, comandante nelle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà. Sua madre Rachele, impegnata nel sociale e con una forte coscienza pacifista. Coniugata Negrini, con quattro figli, di cui tre adottivi. Insegnante di lingue e ricercatrice nel settore delle adozioni internazionali, ha pubblicato alcune ricerche. In qualità di presidente del Ciai (Centro italiano adozioni internazionali) ha lavorato in ambito nazionale e internazionale per favorire patti bilaterali tra governi e migliorare la legislazione sull’adozione. Negli anni ’70 ha fatto parte del Comitato per la fondazione della Sezione di Lecco del Tribunale Russell e della Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, promuovendo incontri e dibattiti per una migliore convivenza democratica tra i popoli. Negli anni ’80 ha partecipato al coordinamento dei movimenti per la pace e, successivamente, in qualità di Vice-Presidente dell’Unione Culturale di Lecco, ha promosso dibattiti relativi al sud del mondo, al mondo degli esclusi, al tema delle carceri, partendo dalla riforma Gozzini. Accanto a Padre David Turoldo, di cui è stata amica e collaboratrice, ha fatto parte di movimenti ecclesiali di riflessione aperti dal Concilio Vaticano II; dopo la sua morte ne cura alcune pubblicazioni. È stata Consigliere al Comune di Lecco, come indipendente del Pci, nel 1989/91. Nel 1993 entra in Consiglio Regionale da indipendente e aderisce al gruppo PDS: ha fatto parte della Commissione Sanità ed è stata membro della Commissione Cultura. Dal 1995 al 1999 è Vice Presidente della neo-costituita Provincia di Lecco, Assessore alla Cultura e al Territorio. Esce dalla politica attiva non senza dolore, come testimoniano le parole della sorella Angela: “Elena non ha mai smesso di dare il suo contributo alla società civile. Al termine del suo ultimo incarico istituzionale alla Provincia di Lecco, incarico lasciato non senza amarezze, ha voluto tentare nuove strade: la ricerca e lo studio della realtà socio-economica che ha potuto svolgere grazie al sociologo Aldo Bonomi e all’associazione Aaster da lui diretta”. Muore improvvisamente l’8 agosto 2003, a soli 58 anni. Nello stesso anno il Comune di Lecco le attribuisce la Medaglia d’oro alla memoria.

Piera Badoni (1912 - 1989)

Piera Badoni nasce a Lecco nel 1912, terzogenita di Giuseppe Riccardo, industriale siderurgico, e di Adriana Molteni. L’infanzia è felice, vissuta, entro la geografia dell’ampio giardino e della dimora paterni, insieme al fratello Antonio e alle sorelle Laura (futura allieva di Giuseppe Antonio Borgese), Sofia (che sarà architetta e redattrice di «Domus») e Rosa. Nel 1918 muore la madre, in seguito a un attacco di influenza spagnola; il padre si risposerà con Emilia Gattini, dalla quale avrà altre sette figlie. Terminato il liceo non si iscrive all’università, ma intraprende un personale percorso formativo fatto di importanti letture: tra i suoi autori, Mann, Gide, Quasimodo, Montale, Luzi, Sereni, Antonia Pozzi. Al 1933 risale il soggiorno di nove mesi a Francoforte, dove perfeziona la lingua tedesca; tornata a Lecco entra, come impiegata, nell’azienda paterna, presso la quale lavorerà per tutta la vita. Alcuni lutti, tra la fine degli anni Trenta e gli anni Quaranta, come la scomparsa del marito della sorella Sofia, l’architetto e scultore Giuseppe Mazzoleni, morto in seguito a un incidente accaduto durante il viaggio di nozze, e del fratello, disperso in guerra nel canale di Sicilia, incidono solchi profondi nella routine familiare avvertibili anche nella poesia di Piera. Durante alcuni soggiorni a Firenze conosce Antonio Delfini, Eugenio Montale, Alessandro Parronchi, Carlo Bo; a Milano frequenta, insieme alla sorella Sofia, Camilla Cederna, Emilio Radius, Giancarlo Vigorelli, Vittorio Sereni. Con molti di essi intrattiene, insieme alla sorella Sofia, legami di amicizia favoriti da costanti scambi epistolari e incontri, a Milano, Firenze (città-cardine della geografia poetica di Piera), Forte dei Marmi e Lecco. Camilla Cederna ricorda i vasetti di marmellata che Piera le affidava affinché li portasse in dono a Montale, a Firenze. Le prime liriche risalgono alla prolungata permanenza a Bologna del 1938, insieme alla sorella Sofia, durante il ricovero di Giuseppe Mazzoleni presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli; la prima e unica raccolta organica compare dieci anni dopo, in edizione privata, presso la Tipografia Sormani di Milano, con il titolo Felicità, che pure esisti. Sarà Luciano Anceschi a citare, nell’articolo del 1951 pubblicato su «aut aut», Poesia «in re», poesia «ante rem», versi di Piera Badoni, accostandola ad Antonia Pozzi, pur non includendo, l’anno successivo, né l’una né l’altra nell’antologia Linea lombarda – omissione che sarà notata da Pier Paolo Pasolini. In seguito alla pubblicazione del volume Piera Badoni continua a dedicarsi privatamente alla poesia e a intrattenere contatti epistolari. Nel 1968 pubblica un corpus di dieci poesie su una rivista lecchese, «Terzo ponte», tra le quali una dedicata alla memoria del fratello disperso. A partire dagli anni Sessanta la vocazione di Piera alla scrittura come esercizio di memoria lentamente si dirada, pur non venendo mai meno né estinguendosi. Muore a Lecco, colta da malore sulla soglia della casa paterna nella quale ha sempre vissuto, la sera del 27 ottobre 1989. Aveva scritto, nel proprio diario, poco prima, “oggi tutto è andato bene”.

Carla Zanetti (1947- 2010)

Nasce a Modena, il 4 giugno. Qui inizia il suo percorso formativo, frequentando con risultati ottimi il Liceo Classico della Città. Si trasferisce poi a Milano, dove si laurea in lettere moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore con la professoressa Lidia Menapace, voce autorevole dei movimenti femministi degli anni settanta. Sono anni importanti in cui Carla coniuga, con grande slancio, un percorso di personale di crescita culturale con un crescente impegno nella dimensione politica. Sono gli anni del movimento studentesco, anni caotici e ricchi: Carla li vive con passione, presto individuando però limiti ed errori di un movimentismo, che rischia il ripiegamento su se stesso. Nel 70 si trasferisce a Lecco col marito e in questa città radica affetti, impegno e lavoro. Dopo un breve passaggio all’interno dei gruppi che si formavano in quegli anni nella sinistra, aderisce al PCI, come al Partito Storico della Sinistra italiana, dove esplicherà fino alla fine il suo impegno. All’interno del partito fu voce seria e autorevole, al di là delle singole cariche e funzioni che si trovò a ricoprire. Spesso anche duramente critica, sempre pronta però al confronto e sempre impegnata a supportare con un impegno quotidiano di studio e lavoro le proprie parole. Al momento della morte ricopriva la carica di Presidente dell’Assemblea provinciale del PD, di cui è stata fra i fondatori. Apprezzata insegnante, lavora prime nelle scuole medie per approdare poi al Liceo Scientifico Grassi, dove rimane fino alla pensione. La scuola è il luogo dove il suo amore per la cultura e il suo impegno per un mondo migliore si coniugavano perfettamente. Nella presentazione che fece di sé alle ultime elezioni provinciali del 2009, che videro sconfitta la sinistra, dichiara: “La scuola è il mio mestiere, un mestiere bellissimo. La scuola è stato il mio impegno civile: ho lavorato alla costituzione del CIDI (associazione professionale insegnanti), mi sono sempre impegnata nel sindacato, dalla sezione sindacale a ruoli provinciali. La scuola è stata il mio impegno politico, impegno che ho trasferito con lo stesso entusiasmo nella esperienza amministrativa come Assessore all’Istruzione nella Giunta Brivio (2004/2009)”. Era sostenuta dalla convinzione che impegnarsi per la formazione sia impegnarsi per la difesa dei diritti; il diritto al lavoro e alla cittadinanza attiva non esistono senza diritto allo studio. L’esperienza di Assessore provinciale, venuta dopo lunga presenza nel Consiglio comunale della Città, le ha permesso di agire con grande competenza, generosità al miglioramento dell’organizzazione delle scuole nella provincia. Legato ai temi della formazione dei giovani, era forte il suo interesse ed il suo impegno per le tematiche femminili e grande la sua preoccupazione per contribuire a difendere e rafforzare i diritti già conquistati ed accrescere, su queste basi, la capacità di autonomia delle donne e la loro partecipazione alla vita sociale e politica del paese Una dura malattia la strappa ad affetti ed impegni in corso a soli 63 anni, il 7 settembre del 2010. E proprio i colleghi e amici del Pd, si sono stretti intorno al marito e al figlio in questo momento di profondo dolore. "Viene a mancare una compagna di viaggio di questi ultimi trent'anni di vita politica, di partito e non solo" ha affermato commossa l'onorevole Lucia Codurelli. "Carla era una persona coerente, dura e severa con se stessa prima che con gli altri. Era anche acuta, con una forte capacità di percepire i cambiamenti anche a livello generale nel Paese. È stata sempre presente, si è spesa con convinzione. Nella campagna elettorale per Brivio non ha mai mancato ad un banchetto, fino ad arrivare a gioire di vera felicità per la sua elezione. Carla non ha mai cercato di salire sull'Aventino: ha sempre e solo cercato di migliorare questo mondo". "Carla è stata una collaboratrice molto importante. Ad un anno dalla mia elezione a presidente della Provincia ho deciso di nominarla assessore" ha affermato Virginio Brivio "Due le sue caratteristiche fondamentali. La prima la sua grande passione ideologica che, alle volte, sfociava una grinta positiva nei temi che la vedevano convinta. Aveva un carattere determinato. La seconda caratteristica era la sua grande competenza. Sono triste per la sua scomparsa ma contento di averla avuta come collaboratrice anche in campagna elettorale per la carica di sindaco di Lecco, una città che Carla amava nonostante fosse nata in Emilia". A testimonianza della stima condivisa, il Comune di Lecco le assegna, nel 2011, la Medaglia d’oro alla memoria.

Francesca Ciceri Nome di battaglia Vera (1904-1988)

Nasce a Lecco il 23 agosto 1904 e a soli dieci anni, orfana di padre e con i fratelli richiamati alle armi, è già al lavoro in fabbrica. A 15 anni è operaia alla azienda metallurgica Rocco Bonaiti di Lecco, dove frequenta i sindacati e partecipa alla occupazione delle fabbriche durante gli scioperi del 1919/20. Proprio in questo periodo conosce Gaetano “Nino” Invernizzi, che diventerà il suo compagno nella vita privata e nella militanza politica. Nino nel 1922 aderisce al Partito Comunista e ben presto è costretto all'emigrazione, a Parigi. Nel 1924 Francesca riuscirà a raggiungerlo e qui si sposeranno nel 1925. Ed è a Parigi, nel 1929, che Vera entra nel Partito Comunista. Seguono anni di impegno politico nel gruppo di lingua italiana del Partito Comunista Francese e di persecuzioni politiche che la portano, sempre con Gaetano, in Belgio e nel Lussemburgo. Rientrano a Parigi e nel 1932 i dirigenti del Partito, Togliatti, Longo, Rita Montagnana affidano loro l’incarico di compiere viaggi clandestini in Italia per introdurre la stampa di partito e per riorganizzare le strutture comuniste. Nei due anni che seguono, Vera e Gaetano sono inviati a Mosca alla "Scuola dell’Internazionale Comunista" per seguire studi politici e ideologici. Al loro ritorno nel 1935, riprendono i viaggi in Italia fino al 13 giugno 1936 quando vengono arrestati a Milano. Al processo, istituito dal Tribunale Speciale fascista di Roma il 22 maggio 1937, Nino viene condannato a 14 anni e Vera a 8 anni con l’accusa di cospirazione contro lo Stato e ricostituzione del Partito Comunista. Vera è incarcerata nel penitenziario femminile di Perugia: sconterà quattro anni e uscirà nel giugno 1941 a seguito di una amnistia. Dopo la scarcerazione torna a Lecco, riesce a trovare lavoro e riprende l’attività politica. Con la caduta di Mussolini il 25 luglio 1943, anche Gaetano nel mese di agosto esce dal carcere e riprende la sua attività nel movimento di lotta a Lecco, passando dal lavoro in clandestinità alla lotta partigiana armata in montagna. Il 9 settembre 1943, Vera sale “per prima” ai Piani d’ Erna di Lecco, dove viene costituita la banda partigiana “Carlo Pisacane” formata da un piccolo gruppo di uomini. Gaetano è il commissario politico, Renato Carenini il comandante. Comincia così la Resistenza sulle montagne lecchesi. Ai Piani d’Erna nell’ottobre 1943 avviene la prima delle battaglie della Resistenza italiana: i nazifascisti riescono a sfondare le linee partigiane, che sono costrette ad abbandonare il Resegone e disperdersi in Valsassina e nella bergamasca. Dopo la battaglia dei Piani d'Erna, Vera e Gaetano, gravemente ammalato per le conseguenze degli otto duri anni di carcere, vengono chiamati dal Partito a Milano. Nel corso del 1944 gravi perdite avvengono nella famiglia di Vera: durante gli scioperi di marzo, il fratello Pietro viene arrestato e deportato a Mauthausen-Gusen dove morirà. Il nipote Lino, di appena 21 anni, fu arrestato a Lecco e fucilato a Fossoli il 12 luglio del 1944 nella strage presso il poligono di tiro di Cibeno. A Liberazione avvenuta, Gaetano assumerà rilevanti responsabilità sindacali e verrà eletto deputato fra le file del Partito Comunista Italiano. Vera continuerà la sua attività dirigendo la rete dei “Gruppi di Difesa della Donna” ed entrando nel Comitato della Federazione Milanese del Partito. Negli anni seguenti è costretta a ridurre il suo impegno politico sia per motivi di salute, sia per poter seguire da vicino il suo compagno gravemente ammalato. Dopo la scomparsa di Gaetano Invernizzi nel 1959, Vera si stabilisce a Lecco e diventa Presidente dell’Anpi Provinciale di Lecco dal 1980 al 1988. Nel 1977 l’Amministrazione Comunale di Lecco le conferisce la medaglia d’oro per meriti patriottici e civili. Muore a Lecco il 19 gennaio 1988 e viene sepolta nel cimitero di Acquate accanto a “Nino”.

 

Zaira Spreafico (1920 - 2004)

Dopo aver prestato servizio come crocerossina volontaria negli ospedali militari, tra le prime, Zaira Spreafico si è interamente dedicata all’Opera di don Luigi Monza. Con adeguata preparazione specifica (Istituto Magistrale, specializzazione in psicometria, fisioterapia, logoterapia), si è prodigata nell’assistenza ai bambini abbandonati del dopo-guerra, orfani o figli di giustiziati e detenuti politici, in collaborazione con la P.O.A (Pontificia Opera di Assistenza). Dal 1947 si è dedicata all’organizzazione di servizi per la diagnosi, cura e riabilitazione delle disabilità infantili, dando vita, su richiesta e in collaborazione con l’Istituto Neurologico Besta di Milano, al primo centro di riabilitazione di Vedano Olona (Va). Dal 1948 al 2004 è stata Presidente dell’Associazione “La Nostra Famiglia”, Ente ecclesiastico riconosciuto can D.P.R. n. 765 del 19.6.1958, che si occupa del recupero di soggetti portatori di varie disabilità. Sempre dal 1948 è stata Responsabile Generale dell’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità, fondato dal Servo di Dio don Luigi Monza, di cui è in corso il Processo per la Causa di Beatificazione. Tale mandato le è stato conferito direttamente dal Fondatore ed è cessato nel novembre 1989 per sua reiterata richiesta. E’ stata consigliera nazionale di diritto dell’A.I.A.S. (Associazione Italiana per l’assistenza agli spastici) e della S.I.A.M.E. (Società italiana per l’assistenza Medico-psico-pedagogica ai disabili psichici). Vice Presidente della F.I.C.I.R. (Federazione italiana cattolica Istituti riabilitazione), successivamente membro del direttivo dell’ARIS. Ha partecipato alla commissione per la programmazione della legge quadro in favore degli invalidi. Per 56 anni, l’Associazione è cresciuta sotto la sua guida illuminata e carismatica e lo sviluppo dell’attività, fedele alla raccomandazione di don Luigi “il bene va fatto bene”, ha superato ogni previsione, sia per le dimensioni che per la riconosciuta qualità delle realizzazioni e del servizio prestato. “La Nostra Famiglia” presente in Italia con 33 Centri specializzati per la riabilitazione in età evolutiva, con l’Istituto Scientifico IRCCS “Eugenio Medea” attivo in Lombardia, Veneto, Friuli, Puglia, con cinque corsi di laurea e un’attività di formazione professionale significativa, con case famiglia e centri di lavoro guidato. Altre aggregazioni sono nate e si sono consolidate nel tempo: il Gruppo Amici di don Luigi Monza, l’Associazione Genitori de La Nostra Famiglia, la Fonos, Fondazione Orizzonti Sereni, che opera a favore dei soggetti con disabilità divenuti adulti, l’Associazione di Volontariato Don Luigi Monza, molti gruppi di animazione giovanile e di spiritualità familiare. “La Nostra Famiglia” inoltre, grazie alla guida di Zaira e fedele alla profezia del fondatore, ha ampliato la propria attività attraverso l’Organismo di Volontariato per la Cooperazione Internazionale (OVCI), presente in Sudan, Brasile, Ecuador e con vari progetti in altri Paesi in via di sviluppo.

 

Alba Caprile (1940-2008)

Dotata di lucida intelligenza, profonda cultura, capacità di tessere relazioni fondate sulla comunanza di interessi nel rispetto delle differenze, Alba Caprile ha messo tanta passione in tutto ciò in cui si è impegnata. Era determinata e coinvolgente, sempre ospitale: ai suoi inviti non era facile sottrarsi. Per tutta la vita ha dovuto combattere e insieme convivere con la malattia: tre volte ha subito operazioni a cuore aperto, che la riducevano al limite delle risorse vitali eppure la salvavano: mai fu sentita lamentarsi. Agli amici che le chiedevano come stava, rispondeva sempre “Bene”, o al massimo “Che devo dire?” Al punto che non ci si rendeva mai veramente conto della gravità del suo male e certo non le si facevano sconti di nessun genere a causa di quello. Chi la conobbe come insegnante trovò in lei una collega convinta che solo nella collaborazione si potesse fare un lavoro proficuo, che coinvolgesse gli studenti nel loro camminino di crescita umana e culturale. Chi fu suo Preside, come il Professor Onorevole Lamberto Riva, l’apprezzò perché “si segnalava per la preparazione culturale, l’assiduità nello svolgere il “mestiere” di insegnante, che lei viveva di fatto come una missione a cui dedicare mente e cuore: era esigente con se stessa (non era certo suo costume fare assenze, nonostante i problemi di salute che l’hanno condizionata fin da giovane) prima che verso le sue alunne, alle quali si dedicava con attenzione premurosa, quasi con pedanteria, pur di promuovere la loro crescita culturale e insieme umana”. Fu tra i primi aderenti all’AGE. Lavorò con passione per il Gruppo Confronto, partecipò alla Consulta Femminile della Città di Lecco. Iscritta al MEIC, Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, dal 1965, fu nel Consiglio Direttivo dal 1989 al 2005, portandovi, senza mai demordere, la sua preoccupazione per la realtà ecclesiale e per la missione culturale del gruppo, rivolta anche alla società civile, sottolineando con attenzione e finezza di sensibilità e di intuito la funzione peculiare “propria” della donna. Fece parte del Circolo “La Pira” fin dalla fondazione nell’ottobre del 1982 e ne fu Presidente per due bienni consecutivi: 1994-97. Fu nella Commissione per le Pari Opportunità provinciale in rappresentanza del CIF, Centro Italiano Femminile. In questa associazione dette il meglio di sé, raggiungendo livelli dirigenziali: Presidente Regionale del CIF Lombardia per due trienni dal 1994 al 2000 e Membro del Consiglio Nazionale per quattro trienni dal 1994 al 2006. Le donne le devono molto perché seppe, fin dall’inizio di una vita familiare intensamente vissuta (si fece sempre chiamare col cognome da sposata; Pasini era il suo cognome familiare), aprirsi all’impegno per le componenti più deboli della famiglia: le donne, i bambini, i giovani. Il Punto Gioco, lo Sportello Scuola Volontariato sono nati a Lecco per la sua ostinata volontà. La promozione della donna è stata la sua peculiare preoccupazione, non certo volta a un femminismo fine a se stesso, ma piuttosto all’affermazione di un ruolo attivo delle donne nella società: da quello ecclesiale, a quello civile, fino al politico. In questo impegno era sempre discreta, ma assolutamente decisa. Dal 2001 al 2005, svolse il ruolo, prima in Provincia di Lecco, di Consigliera di Parità. Stimolante e critica sempre, ma anche aperta all’altro, Alba Caprile ha costituito un punto di riferimento affettivo ed intellettuale per un gran numero di persone, desiderose di non lasciarsi appiattire dalla cura degli interessi “particulari”; ma di restare vigilanti su tutto l’arco della realtà umana, da quello delle relazioni interpersonali più profonde a quello sociale e internazionale. Il Comune di Lecco le ha attribuito, nello stesso anno della sua morte, la Medaglia d’oro alla memoria.

Carla Ferracini (1932-2022)

Nata a Lecco nel 1932, Carla Ferracini ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Brera – Milano e corsi di Xilografia e Litografia a Urbino. Di ritorno nella sua città natale si è dedicata all’insegnamento, senza tuttavia abbandonare il suo percorso artistico. Due le mostre a lei dedicate allestite a Lecco: la prima nel 1998 alla Torre Viscontea e la seconda nel 2012, sempre in Torre Viscontea, dal titolo “Vie d’uscita”. Al Sistema Museale Urbano Lecchese ha donato una delle sue opere:“Il vascello fantasma”. Nel 2001, Carla Ferracini ha realizzato il monumento per l’AIDO installato al Cimitero di Castello. È scomparsa nel febbraio 2022.

Gabriella Zanini (1921- 2010)

Pediatra, originaria di Suzzara (MN), Gabriella Malgarini si trasferisce a Lecco al seguito del marito Alessandro Zanini, primario di pediatria nell’ Ospedale cittadino. La morte del padre, a causa di un tumore nel 1946, la segnò molto e decise di darsi da fare per aiutare gli ammalati durante l’ultimo tempo di vita. Quando si cominciò a parlare di cure palliative si interessò subito all’argomento. A Lecco iniziò a parlarne nel 1995 quando propose al Soroptimist Club un service rivolto agli ammalati oncologici terminali. L’argomento suscitò un certo scalpore ma il Club Soroptimist e persone sensibili appoggiarono l’iniziativa. Grazie ai fondi raccolti dal Soroptimist si cominciò a organizzare l’associazione e riunire i soci fondatori. Nell’ottobre del 1996 si costituì l’ACMT associazione per la cura dei malati terminali, Presidente la dott. Zanini e si aggregarono un buon numero di volontari. Con un’adeguata preparazione furono pronti ai primi interventi di assistenza. Nel 1999 ACMT firmò una convenzione per la collaborazione con il servizio di assistenza domiciliare della ASL. Dal 2001 la raccolta fondi fu anche finalizzata a fornire un finanziamento alla équipe di cure palliative per attivare l’assistenza medica notturna e festiva al domicilio dei pazienti e sempre garantire la presenza di volontari. La dottoressa Zanini ha affermato più volte che occorreva “educare le persone” perché la maggior parte di esse non si curano del problema fino a quando non vengono toccate direttamente. Numerose conferenze e manifestazioni pubbliche furono organizzate negli anni della sua presidenza. È stata eletta Presidente Onoraria nel 2007 e ACMT continua il servizio e la sensibilizzazione permanente della pubblica opinione, anche dopo la sua morte avvenuta nel 2010.

 

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