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La finestra di Marco Calvetti

La pandemia non frena l'entusiasmo dello sport dilettantistico

"Siamo  tutti sulla stessa linea di partenza, sta a noi superare i nostri limiti"

La pandemia non frena l'entusiasmo dello sport dilettantistico
Attualità Lecco e dintorni, 10 Giugno 2021 ore 10:31

Di Marco Calvetti e Dario Scaccabarozzi

Nella mia mazzetta di giornali, sembrerà un paradosso, ma il primo che sfoglio il lunedì è il Giornale di Lecco. L'ho visto, non in tutte le sue poderose pagine, in fase di preparazione ma mi piace riscoprirlo sulla carta. E' un vezzo e forse un vizio professionale, ma il primo sguardo lo dedico alle pagine sportive così ricche e così esaurienti nel raccontare il fervido weekend che si consuma nei nostri campi e palazzetti. Davvero sorprendente, specie ora che la pandemia è in fase calante, quante migliaia di giovani, di dirigenti, di volontari si muovono nell'orbita dello sport dilettantistico e sempre mi chiedo, riprendendo la penna del politico, se le nostre istituzioni siano all'altezza di una domanda così potente. Ho chiesto a Dario Scaccabarozzi, responsabile delle pagine di quel segmento di prepararmi una nota propedeutica a un mio pezzo. Come temevo, anzi auspicavo, Dario che è una buona penna, mi ha scritto un pezzo che non posso non pubblicare pari pari. Che lo firmi lui o io fa lo stesso, giochiamo sotto la stessa bandiera. Lascio a lui l'inchiostro non prima di avere augurato pronta guarigione alla capitana della Picco Martina  Focaccia, estromessa dall'infuocato finale nella corsa alla A2, da un grave infortunio al ginocchio che a me dispiace più che quando capita a qualche calciatore da due o tre milioni all'anno. Fra l'altro, l'ho vista in azione prima del covid, al palazzetto di Lecco, invitato dall'entusiasta presidente Dario Righetti. Coraggio ragazze, spesso capita anche ai massimi livelli che la defezione di un campione funga da benzina per raggiungere obiettivi ambiziosi. Passo e chiudo, a te Dario.

Caro Marco, mi appresto a raccogliere il tuo assist con l’ansia dell’attaccante che non deve sprecare l’intuizione di chi l'ha  messo solo davanti al portiere. Onorato che la tua finestra si apra al mondo sportivo, di cui da anni  cerco di essere all’altezza, indegnamente. Perché ci sono troppi campi, palazzetti, specchi d’acqua, sentieri di montagne, pareti, piste d’atletica e strade, per inseguire la passione e raccontare le storie di questa galassia sconfinata che fa sussultare gli animi di chi, come me, viene costantemente  rapito dalla magia della competizione,  nel  volto di un bambino fino alle gesta del più consumato professionista.   Sorprendente e vitale come la tua penna contro cui non oso rivaleggiare.
Giochiamo sotto la stessa bandiera e mai come in questa circostanza, ti dico che possiamo essere fieri di issarla sul pennone e sventolarla in segno di vittoria.  E’ l’insegna dello sport che io leggo da sempre come vita. Tu, che giochi con le parole con la capacità di un illusionista che nasconde il trucco al proprio pubblico, ben conosci quanto il linguaggio sportivo l’abbia contaminata. Si sprecano le discese in campo,  il gettare la spugna, il raccogliere le sfide e il fare squadra. Espressioni che raccontano quello che siamo e ci pongono sempre  davanti a nuovi traguardi. Perché la competizione, contro noi stessi e gli altri o assieme agli altri, segnata  da regole e giudici, è la nostra prova di accesso alla vita vissuta nella maniera più  democratica che conosco. Siamo  tutti sulla stessa linea di partenza, sta a noi superare i nostri limiti. Lo sport l’ha fatto, battendo la pandemia, perché ha dentro di sè gli anticorpi migliori. La capacità di rialzarsi quando si cade, di allenarsi e soffrire per vincere le proprie sfide. Da soli, con gli altri e per gli altri. Focaccia è spietatamente sola quando urla di dolore cadendo dopo il salto a muro, ma è già orgogliosamente in piedi, avvolta dal calore dell'abbraccio delle sue compagne  quando, appena dopo il grave infortunio,  scrive: «La mia squadra adesso non deve pensare a me, ma al nostro obiettivo, senza farsi condizionare. Vince, stravince. Che orgoglio. Sono la vostra prima tifosa, sarò li con voi fino all’ultimo pallone».
Questo è  sport, quello che amo e vincerà sempre.