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Il monito del professor Secchi: "Dobbiamo pensare a misure di sostegno, attaccare posizioni di rendita e privilegi"

Domani a Palazzo del Commercio arriva l’ex Rettore della Bocconi e vice presidente per un incontro organizzato dall’associazione Libertà Protagonista con la collaborazione del Giornale di Lecco e del Gruppo editoriale Netweek

Il monito del professor Secchi: "Dobbiamo pensare a misure di sostegno, attaccare posizioni di rendita e privilegi"
Attualità Lecco e dintorni, 25 Maggio 2022 ore 15:09

E’ un profondo conoscitore dell’economia e della politica internazionale. Ha lavorato con il primo premio Nobel per l’Economia, Jan Tinbergen, poi all’Università di Trento ha fondato la facoltà di Economia lavorando spalla a spalla con Nino Andreatta, Mario Draghi, Romano Prodi e Mario Monti. Quindi è stato prima professore e poi rettore dell’Università Bocconi. Ha fatto parte e fa parte di alcuni Consigli di amministrazione delle più importanti società: Pirelli, Mediaset, Allianz Italia, La Scala… Vanta pure un’esperienza politica a tutto campo prima come senatore e poi come europarlamentare. Carlo Secchi, 78 anni, di Mandello del Lario, professore emerito di Politica economica europea dell’Università Bocconi, vice presidente Ispi, il prestigioso Istituto per gli studi di politica internazionale, ancora oggi ha un’agenda fittissima di appuntamenti. Tra l’altro, da circa una decina d’anni, è pure Coordinatore europeo per il Corridoio Atlantico TEN-T per le infrastrutture di trasporto di Portogallo, Spagna, Francia e Germania del sud (compresa l’Irlanda dopo la Brexit).

Il professor Secchi domani a Lecco

Averlo a Lecco giovedì prossimo, 26 maggio, con inizio alle ore 18,15, al Palazzo del Commercio - per l’incontro organizzato dall’associazione Libertà Protagonista con la collaborazione del Giornale di Lecco e del Gruppo editoriale Netweek - è sicuramente un’occasione da non perdere. Ci parlerà di un tema attualissimo: «Conseguenze e ricadute socioeconomiche della guerra ucraina dopo la crisi pandemica».

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Professor Secchi, quali saranno i macro impatti della pandemia prima e della guerra poi?

«Non tutti si possono prevedere, ma certo occorrerà riflettere ad esempio sul totale disprezzo emerso nei confronti dei trattati internazionali. Mi riferisco in particolare al diritto pubblico, come la Convenzione di Ginevra, e privato, come gli accordi commerciali. Altro tema da monitorare con grande attenzione è quello dell’avvio del processo di de-globalizzazione, con le ricadute sui flussi terrestri e marittimi».


La globalizzazione è finita?

«Si sta andando verso un assetto più regionale con inevitabili conseguenze per manifattura, materie prime e energia; si riporteranno più vicine le catene del valore; cambieranno le infrastrutture, la logistica e gli hub energetici; pure le persone saranno più prudenti a girare per il mondo. Sono temi che la pandemia ha evidenziato e che ora la guerra sta rafforzando».

E’ per questo motivo che pochi giorni fa la Commissione Europea ha introdotto il RePowerEu?

«Il tema energetico è tra i più delicati: l’Europa si è mossa bene e tempestivamente per diventare più autonoma pure nel rispetto degli obiettivi della decarbonizzazione, ma anche i singoli Paesi devono fare la loro parte. A partire dall’Italia».

Il nostro Paese è in ritardo?

«Siamo troppo impegnati a discutere, dibattere, spesso su questioni di poco conto, dobbiamo affrontare il tema con molta determinazione».

Qualcuno si era illuso che dopo la pandemia potesse tornare tutto come prima…

«Già prima era una cosa complicata, ora, con la guerra in corso, questa prospettiva è semplicemente perniciosa. Dovremo fare i conti con un impatto riorganizzativo molto importante e dimostrare grande capacità di adattamento; non possiamo permetterci di tergiversare o scaricare le colpe sugli altri. Serve poi una forte coesione economica a livello di Europa anche per allacciare rapporti più significativi soprattutto con il Nord Africa e il Medio Oriente sul fronte energetico, delle materie prime e dei rapporti commerciali. Contemporaneamente dovremo accettare certi sacrifici perché avremo meno risorse e potremmo pagare di più energia e materie prime. Tutto questo causerà inevitabilmente qualche problema sociale e quindi dovremo pensare a misure di sostegno, attaccare posizioni di rendita, eliminare alcuni privilegi… Penso, ad esempio, al dibattito surreale a cui stiamo assistendo in questi giorni sulle concessioni balneari…».

Quindi la politica deve fare un salto di qualità…

«Certo. Il bene collettivo deve diventare la pietra miliare per tutti. Serve un grado di maturità maggiore. Ma se vogliamo davvero fare un salto di qualità dobbiamo lavorare a livello di Europa: la carenza di fonti energetiche e di materie prime ci deve spingere a integrarci meglio con gli altri. Vale soprattutto per l’Italia: il nostro è un Paese trasformatore e che vive di commercio internazionale, e quindi dovrà diventare più europeo».

Professor Secchi avremo un’Europa più forte?

«Spero proprio di sì. Ci sono ancora posizioni opportunistiche che non possiamo permetterci. Nessun Paese è in grado di cavarsela da solo. Lo testimonia proprio in questi ultimi tempi anche la Germania. L’Italia, senza l’Europa, sarebbe un Paese allo sbando, non potrebbe disporre dei generosi fondi del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) indispensabili per superare i problemi provocati dalla pandemia e ora non potrebbe affrontare con il piglio giusto il tema delle fonti energetiche. Il nostro Paese ha tutto l’interesse ad andare verso una maggiore e costruttiva adesione con l’Europa. Abbiamo già venduto troppi “gioielli di famiglia” a russi e Paesi arabi…».

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