Attualità
Regalo dell'Avo Lecco

Donato agli Airoldi e Muzzi un faggio come segno di resilienza nella pandemia

"Abbiamo voluto piantare questo albero nel parco degli Istituti perché è stato il primo luogo dove abbiamo potuto riprendere la nostra presenza a fianco dei familiari degli ospiti!"

Donato agli Airoldi e Muzzi  un faggio come segno di resilienza nella pandemia
Attualità Lecco e dintorni, 07 Dicembre 2021 ore 09:49

"L’albero che resiste rifiorisce”. Questo è il motto con cui è stata celebrata, lo scorso domenica 24 ottobre, la XIII Giornata Nazionale dell’AVO, Associazione Volontari Ospedalieri, che ogni giorno offrono il loro tempo, in modo gratuito, con un servizio di vicinanza per i degenti degli ospedale e per gli anziani ospiti delle RSA . Una Giornata Nazionale celebrata nel secondo anno della pandemia, durante il quale i volontari per lungo tempo non hanno potuto svolgere il tradizionale servizio in ospedale e in RSA accanto agli anziani. 

Donato agli Airoldi e Muzzi un faggio come segno di resilienza nella pandemia

AVO Lecco ha scelto, per sottolineare questa giornata, di mettere a dimora un faggio nel parco degli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi di Lecco, prima realtà dove i volontari AVO hanno potuto riprendere la loro presenza, sospesa per lunghi mesi a causa della pandemia. Ieri, lunedì 6 dicembre,  festa patronale di Lecco, la Presidente AVO Lecco, Elena Molteni,  insieme a un gruppo di  volontari AVO - alcuni dei quali attualmente impegnati nell’accompagnamento dei familiari durante i colloqui con gli ospiti - hanno ufficializzato la donazione collocando una targa ricordo.

 “Attraverso questo gesto – ha sottolineato nell’occasione Elena Molteni - abbiamo scelto di rendere visibili il valore e il senso più profondo del nostro esistere e della nostra assoluta voglia di resistere, nonostante il periodo storico della pandemia ci abbia tenuti lontani dalle corsie ospedaliere e dalle residenze anziani. E abbiamo voluto piantare questo albero proprio nel parco degli Istituti Riuniti Airoldi e Muzzi, perché è stato il primo luogo dove abbiamo potuto riprendere la nostra presenza a fianco dei familiari degli ospiti”.